Superficialità, vizio o un nuovo modello di libertà sociale?

 

“ Il vizio supremo é la superficialità” Oscar Wilde.

Un vizio è un’abitudine dannosa, che può danneggiare non solo alla persona stessa, ma anche tutti coloro che la circondano. Oggi la società permette più facilmente atteggiamenti superficiali, dove il centro propulsore della stragrande maggioranza delle persone sono oramai i soldi, il potere, l’ambizione, l’apparenza, tutto permeato da banalità e nient’altro. I valori veri e c’è ne sono tanti, che danno significativa importanza all’esistenza stanno letteralmente capitolando.

La superficialità è l’approssimazione nel fare e nell’essere ed è una componente dell’accidia, il vizio capitale che indica l’avversione all’operare mista a noia e indifferenza. Spesso erroneamente si definisce con il termine “semplice” un atteggiamento apparentemente “semplice” quasi bonario o semplicistico; ecco allora che è necessario distinguere la semplicità dal semplicismo. Essere semplici significa agire con semplicità e naturalezza. Essere semplicista, invece, significa non andare in profondità.

L’atteggiamento superficiale può avere origine da una scarsa autostima, quando non dà adeguata importanza alle proprie azioni, le compie in modo superficiale, ma potrebbe essere anche un voler esplicitare un carattere, non spontaneo, ma che cerca disperatamente l’inclusione sociale, senza mai dichiarare veramente se stesso.

La superficialità ha ripercussioni significative nella società moderna: una percentuale sempre maggiore di persone adibite a funzioni professionali e burocratiche, che non svolgono con diligenza il proprio operato, inficiano i processi cui sono chiamati a contribuire, come un dente di un ingranaggio rotto danneggia tutto un processo di costruzione.

Un atteggiamento che si sta diffondendo ovunque, quasi voglia essere un esempio di aver raggiunto una sorta di libertà: di espressione, di comportamento in un pensiero però, ancora imprigionato da mille incertezze e conflitti personali.

Sembra quasi che essa abbia generato in questi ultimi anni, un senso di apatia che crea ancora di più superficialità. Gli intellettuali si rinchiudono e osservano senza più cercare un confronto, le persone obiettive cercano di capire e quelle che hanno un compito educativo faticano a ristabilire un ordine delle cose, il resto è una società confusa regolata da un ecccesso di stereotipi di nuova generazione, spesso generati proprio da modelli semplicistici, dove il solo contenuto visibile è la propria l’immagine da vendere.

Se la critica del ‘900 definiva il termine “superficialità” il peggiore dei vizi, oggi, sembra essere più la lettura di una società che ha perso il senso dell’unità, dell’umiltá, del rispetto – anche verso se stessi – a favore del solo ed esclusivo e ostentato individualismo.