• domenica , 25 febbraio 2018

È scomparso il ceto medio come riferimento sociale

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Ascolta con un solo click.

 

Il titolo vuole essere una delle tante metafore della vita sociale; l’idea è di assegnare alla figura rappresentata nel ceto medio il ruolo più strategico della contemporaneità, o almeno era questo che pensavamo fino a ieri.

Ma partiamo dall’inizio, cioè da quando l’assetto della vita collettiva aveva trovato nel ceto medio i personaggi che potevano capire, parlare e riportare le esigenze delle persone più deboli, e allo stesso tempo riuscire a conversare con le classi più ricche e titolate del Paese. Insomma, una liaison tra le due categorie di cittadini che non riuscivano a comunicare, certo non per cattiva volontà, ma solo per incomprensione perché vivono due mondi diversi nell’intendere le cose: linguaggi non compatibili!

Dunque, il ceto medio che si sviluppa con il preciso scopo di essere utile all’intera collettività e risolvere i problemi di incomprensione tra uomo e uomo, al punto che era riuscito a renderli dialoganti anche nella politica – intesa come vero “bene comune”.

Insomma, un ceto medio collocato all’interno della categoria sociale con la testa di Giano bifronte, abituato a dialogare con i cittadini sia che abitassero le aree residenziali o periferie. Un ceto medio preso a metafora come le persone che lo compongono, le quali si sono evolute fino a produrre piccole imprese, attività di commercio e addirittura sostituiscono le figure simboliche del paese – quelle categoria di personaggi strategici utili per la collettività e il benessere del villaggio

Ebbene, tale mitica categoria è stata sopraffatta dalla crisi, dalla globalizzazione, ed è stata cancellata nell’elenco dei galantuomini: fino a disperderne ogni traccia. Ora, la popolazione dei ricchi e quella dei poveri non riusciranno più a mediare, intendersi, con il rischio di precipitare dentro una rivoluzione imminente. Aver ucciso il ceto medio è stato un grave incidente, oppure una imbecillità, non lo so, quello che so è che il mondo non si è mai trovato così pericolosamente vicino ad un cataclisma sociale.

In fondo, le donne e gli uomini del ceto medio tranquillizzavano la gente in difficoltà aiutandola a superare le avversità della vita, magari con la collaborazione delle persone più benestanti che aiutavano a far capire le cose; spiegavano loro che era nel proprio interesse non barbarizzare il lavoratore, gli facevano intendere che nella vita è preferibile sacrificare qualcosa ritenuta inutile piuttosto che rischiare di perdere tutto. Oggi la comunità è rimasta priva di questo ceto medio, cardine di mediazione e riferimento di un lavoro che dava dignità e speranza di futuro migliore.

La classe operaia ascolta le notizie che arrivano da Davos, dove gli uomini ricchi sono tali per aver ucciso il ceto medio – pensando di non averne più bisogno e chissà, magari hanno ragione loro… o anche no! Staremo a vedere.

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