• domenica , 25 febbraio 2018

Povero, emarginato e disoccupato

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Ascolta con un solo click sull’audio.

 

La generazione che ci ha preceduto, e in parte anche la nostra, è cresciuta con quei principi di educazione e rispetto per il prossimo che si basavano sul suo passato, la sua storia e la credibilità sociale che attestava i valori della persona che si pensavano garanzia di affidabilità e serietà professionale.

Insomma, ci si guardava dritto negli occhi ed era sufficiente una stretta di mano per rispettare la parola data. Naturalmente contava anche il patrimonio quando si trattava di affari, ma solitamente la gente seria chiedeva quasi sempre ciò che gli poteva essere concesso e dall’altra parte la fiducia veniva ben riposta perché prevaleva sempre l’equilibrio delle cose.

Oggi notiamo con tristezza che tutto è trattativa: si chiede sempre il massimo sapendo di ottenere il minimo. In questo gioco dell’inganno si perde la qualità del rapporto, oramai basato su elementi che corrispondono al vero solo in parte.

Alla stretta di mano abbiamo sostituito l’idea di quanti soldi ha l’interlocutore, anche se solo per sceglierlo come amico. E in base alla sua ricchezza riserviamo la nostra considerazione, non importa la sua storia o come ha fatto i soldi, ma solo se li ha; alla faccia di quel perbenismo borghese che ha visto complici maestri e genitori al fine di dare ai ragazzi la migliore educazione.

Tutto si è trasformato in danaro e quindi la tua serietà sarà misurata in funzione del conto in banca; diciamo che la contemporaneità è stata inquinata e allo stesso tempo condizionata dalla sindrome del palazzinaro romano che ha gettato le fondamenta, e successivamente stravolto ogni principio di convivenza civile: quel “Mario Brega” de noantri che per eleganza, morale, cultura e sensibilità umana non ha nulla a che vedere con i vecchi zio Paperoni dell’alta borghesia, i vari “Agnelli” che erano, per status e postura, più vicini all’aristocrazia di quanto sia questo esercito di arricchiti.

“L’incommensurabile cafoneria dei finanzieri e dei nuovi ricchi” – tuonava già alla fine dell’800 Huysmans. E mai come oggi questa incommensurabilità è palpabilissima!
A nessuno frega più dell’umanità, del senso di responsabilità etica e dell’affidabilità di una persona; ciò che importa è solamente ormai quanti soldi si possiede.

Anche l’educazione e la serietà si misurano in piccoli pacchetti da cinquanta euro: dimmi quanti ne hai e ti dirò chi sei; altrimenti rimani  povero, emarginato e disoccupato.

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