Planet or Plastic?

La società si è costruita un mondo dando spesso alla plastica un significato, quello di semplificarci la vita. L’ abbiamo usata in tutti i modi e per tutti gli scopi, un oggetto di consumo presente in tutti i settori e spesso anche quando non serviva proprio. Ma quella prodotta, non sempre veniva o è tutt’ora riciclata completamente. Sembra quasi non farci caso ma è ovunque, involucri che vengono personalizzati al punto tale da sembrare i prodotti stessi.

Ma le materie plastiche non sono biodegradabili e perciò sono quelle che finiscono in mare mettono in pericolo la vita degli animali marini, si accumulano in grandi isole galleggianti, e con il tempo, si rompono in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti da pesci, cetacei, uccelli.

Ma il problema non si ferma qui, dove sarà mai il senso civico che tutti dovremmo avere per salvare l’ambiente? Solo una parte delle persone nè è consapevole mentre molti altri rimandano il problema ai posteri, comprandosi e utilizzando la plastica, tanto è leggera, resistente, economica e perché no, anche perfetta per un inutile gadget.

Yiwu, la città del commercio internazionale nella provincia orientale dello Zhejiang, in Cina, è il più grande mercato all’ingrosso del mondo: è il trionfo della plastica. Negli oltre 70.000 stand, ospitati in una serie di edifici collegati tra loro, si vende di tutto, dalle piscine gonfiabili agli utensili da cucina ai fiori artificiali. Visitando il mercato il fotografo Richard John Seymour ha provato un senso di familiarità misto a sgomento: queste merci si trovano ovunque, ma qui le si trova in quantità sconcertanti. La Cina è la principale produttrice di plastica: ne fabbrica oltre un quarto del totale mondiale, gran parte della quale viene esportata all’estero. Fotografia di Richard John Seymour

Ma il tempo del superfluo è scaduto, bisogna avere più consapevolezza del degrado che abbiamo costruito e di ciò che abbiamo distrutto e che non potremmo più avere. Educare per salvaguardare l’ambiente non è un principio, nè una ideologia politica è solo rispetto della vita di ogni essere vivente!

Una riflessione utile a tutti viene posta nella mostra che oggi, sabato 13 aprile apre a Bologna, presso il complesso museale di Santa Maria della Vita, apre la mostra Planet or Plastic?, organizzata da National Geographic, Genus Bononiae, Musei nella Città e la Fondazione Carisbo nell’ambito dell’omonima campagna internazionale lanciata da National Geographic.

Il percorso della mostra – curata da Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Magazine Italia, e dalla redazione, con la collaborazione della scrittrice e documentarista Alessandra Viola – alterna le fotografie dei grandi reporter di National Geographicall’originale lavoro artistico di Mandy Barker (i cui scatti sono im mostra a Roma in occasione del National Geographic Festival delle Scienze) che ha scelto di raccogliere rifiuti di plastica da tutto il mondo per un progetto fotografico di eccezionale valore estetico e al tempo stesso di grande impatto emotivo.

All’interno della mostra anche l’installazione Iceberg, di Francesca Pasquali, artista nota per rivalutare oggetti d’uso comune, come delle semplici cannucce di plastica per farne delle vere e proprie opere d’arte.

Infine, la proiezione del documentario di National Geographic “Punto di non ritorno”, opera del regista premio Oscar Fisher Stevens e dall’attore premio Oscar e “Messaggero della Pace” per conto dell’ONU Leonardo Di Caprio. Un interessante resoconto sui drammatici mutamenti che si verificano oggi in tutto il mondo a causa dei cambiamenti climatici.

L’esposizione è anche l’occasione per partecipare a un grande progetto collettivo. Ai visitatori è richiesto di portare in mostra e lasciare in un grande contenitore le loro bottiglie di plastica, una per ciascuno di loro. Queste bottiglie diventeranno poi una installazione architettonica itinerante che sarà l’oggetto del concorso internazionale di idee Plastic Monument – Architectural Design Competition. Parallelo a Planet or Plastic?, il concorso vedrà giovani architetti sfidarsi per realizzare un’installazione destinata a farsi ambasciatrice internazionale dei valori di tutela e sensibilità ambientale propri della mostra.

Immagine di copertina:  Frammenti di plastica colorata – raccolti, lavati e suddivisi a mano – vengono messi ad asciugare sulle rive del Buriganda. A Dhaka e dintorni sono circa 120.000 le persone che lavorano in questa industria del riciclaggio non ufficiale. I 18 milioni di abitanti di quest’area generano circa 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno.
Fotografia di Randy Olson/National Geographic