M5s e la Casa internazionale della donna di Roma

Che il Sindaco Marino avesse aperto il contenzioso per arrivare ad un accordo a saldo del debito con la Casa internazionale della donna di Roma possiamo comprenderlo. Quello che non capiamo è perché coloro i quali nascono per difendere i bisogni dei più deboli del Paese si comportano come esattori inflessibili e indefessi. 

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E, per favore, che i 5 Stelle non ci vengano a raccontare che davvero hanno deliberato lo sfratto della Casa di Via della Lungara per dare segnali inequivocabili che le cose sono cambiate perché, in questo caso specifico, non avrebbero capito un cazzo: i simboli non si toccano!

Occorre ricordare che il Palazzo del Buon Pastore – l’odierna Casa Internazionale delle Donne – fu assegnata alle femministe dalla giunta capitolina nel 1983, affinché lasciassero la precedente struttura occupata in via del Governo Vecchio. Lo stabile di Via della Lungara aveva per le femministe di allora un alto valore simbolico, giacché in quella struttura, che nell’83 era in completo stato d’abbandono, per secoli furono consumate le più grandi atrocità da parte della Chiesa cattolica contro le donne. 

Era lì, infatti, che venivano recluse donne per lo più giovanissime e povere, imputate di trasgressione dall’ortodossia cattolica e di disobbedienza alle leggi dello Stato, alle quali veninvano imposti percorsi di pentimento attraverso la morficazione dei corpi e la violenza psicologica. Ad assegnazione avvenuta, quella struttura tornò alla vita, in controtendenza rispetto alla sua nefasta storia. Si rianimò grazie alle attività culturali che le nuove “inquiline” furono capaci di mettere in campo.

In pochi anni, grazie anche alle strutture alloggiative – la creazione del famoso ostello che ospita le donne provenienti da tutto il mondo – e ricreative che le femministe realizzarono, la Casa Internazionale delle Donne divenne uno dei poli culturalmente e socialmente più vitali della città, vera linfa nel tessuto urbano e metropolitano.  

Con la delibera 140 – cioè il provvedimento che doveva riordinare il patrimonio pubblico del Comune di Roma dato in concessione, ma che ha finito per penalizzare proprio quegli spazi (onlus, associazioni, centri sociali) che in passato erano stati concessi a canone agevolato in virtù delle attività svolte senza scopo di lucro -, il Campidoglio arriva a sentenziare la condanna a morte di uno dei centri propulsivi della cultura e della socialità a Roma. A meno che le femministe non tirino fuori dalle tasche un importo che sfiora il milione di euro. Si profila, dunque, lo sfratto per un luogo che rappresenta un simbolo per le donne di tutto il mondo.

La ragione? Sembra che qualcuno sia interessato ad acquistare il complesso. 

Eppure, era in corso una trattativa avviata per risolvere la situazione… perché, dunque, i consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno approvato recentemente la mozione di sfratto per la Casa internazionale della donna? Andreotti diceva che “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!” Di tutte le millenarie porcherie combinate dalle giunte capitoline, i consiglieri pentastellati, strenui difensori degli interessi dei cittadini, han pensato bene di dare una lezione alle donne del pianeta. Missione riuscita, complimenti! 

Come dicevamo, e senza voler entrare in merito della storia pluridecennale, ci sono cose che non si fanno…a prescindere! Cara nuova classe dirigente che ambisce a governare il Paese, capisco: la legge deve essere uguale per tutti, ma spesso agire nel pedissequo rispetto della massima “due pesi, due misure” è da stolti e controproducente nei confronti di quell’ideale di giustizia sociale che, pure, si dice di voler perseguire. 

Possono davvero essere messe sullo stesso piano le illegalità che hanno a che fare con “Mafia capitale”, le speculazioni che vengono fatte ai danni del patrimonio immobiliare pubblico con quelle realtà “dal basso” che rappresentano davvero una linfa vitale per la cultura della città di Roma? A maggior ragione, questo discorso dovrebbe valere per luoghi non occupati abusivamente, bensì assegnati dallo stesso Comune (come il caso della Casa Internazionale delle Donne). 

Non potendo intasare il patibolo, non si poteva iniziare da tutte quelle case affittate a pochi euro al mese ai nobili politicanti romani!?