L’Italia del reddito di cittadinanza contro quella del Made in Italy





Non sappiamo come andrà a finire l’erogazione del reddito di cittadinanza a quei cittadini che non ce la fanno. Certo è che, in un modo o nell’altro, con nomi diversi, ogni governo ha distribuito le mancette di Natale per guadagnare consenso elettorale.
Il Movimento 5 Stelle, costi quel che costi, farà la sua parte per accontentare quel popolo sempre con la mano tesa.

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C’è un altro popolo, un’altra Italia, però, che stringe i denti e con il suo impegno, il suo orgoglio, la sua determinazione e sacrificio è leader nel mondo, mentre il mondo fa a gara per aggiudicarsi quel Made in Italy che è prestigio nazionale in tutti i campi.
Uno Stato è un po’ come un padre di famiglia che deve offrire ai figli delle opportunità di vita; poi, per carità, va bene anche la mancetta di Natale, ma tale deve rimanere: non può essere una festività tutto l’anno.

Ci riferiamo a quegli strumenti indispensabili che consentono di gareggiare in Italia e nel mondo, come lo snellimento della burocrazia, la mancanza di infrastrutture che limita lo sviluppo, il credito, il lavoro e di conseguenza quel risparmio che, insieme ai lavori pubblici, è stato motore di quell’Italia che gareggiava per conquistare il quinto posto come potenza industriale nel pianeta.


Un pezzo di storia del Paese ormai dimenticata anche dai nostri genitori. Però possiamo tentare di clonare quel periodo, seppur guardando alla modernità, ma se lo stesso Stato è rassegnato alla sconfitta ciò non potrà mai più accadere. I Paesi comunisti hanno fallito proprio perché, come buoni padri di famiglia, pensavano ad ogni cosa, lasciando i figli nell’apatia più assoluta e per tornare alla metafora del buon padre di famiglia vedo l’immagine di molti giovani che oggi, per responsabilità dei genitori, possono bivaccare sul divano a caccia di like per le cretinate che gli passano in testa.

C’è però una cosa semplice e priva di costi da dove è possibile ricominciare: che lo Stato possa permettere alle scuole e alle famiglie una maggiore severità con i ragazzi (futura classe dirigente dello stesso Stato) e perfino autorizzare un ceffone, senza che si rischi il carcere. Autorizzare poi a dare sberle anche a quei genitori a cui abbiamo permesso di tutto, persino di partecipare ai programmi scolastici e di schiaffeggiare a loro volta i professori quando erano in disaccordo sulle valutazioni attribuite ai loro figli.

Dobbiamo assolutamente raddrizzare una società che è diventata orrendamente storta, una società che oggi per una minima parte partecipa al Made in Italy e per la gran parte è fatta di cafoni.