L’insostenibile leggerezza della bugiardia

La bugia patologica si presenta quando una persona mente senza voler mai distinguere la verità dalla fantasia, e le bugie che dice finiscono inesorabilmente per danneggiare la sua vita.

Una di queste forme alterate di realtà riguarda la figura dell’uomo-Pinocchio. Tutti conosciamo la favola: il burattino Pinocchio si opponeva alle figure genitoriali (Geppetto/padre e Fatina/madre), usando le bugie come giustificazione del suo operato.

Nei bambini è normale questo tipo di comportamento, purché non diventi – da adulti – un vizio patologico, preferendo cosi rimanere “eterni fanciulli” e continuare a mentire. Questo finisce per generare due mondi: quello reale e quello fantastico, che nella mente del bambino si confondono ma che, in alcuni tristi casi, proseguono anche in età adulta.

Il bambino inventa storie per evitare di soffrire, di avere responsabilità non volute e compiti non accettati, da adulto bugiardo poi, cercherà sempre di evitare la verità, e di presentare la propria versione come unica e vera, ma insostenibile.

Ed è così, che l’adulto, non riesce a comprendere il suo operato, e lo ritiene anzi normale. Si è quindi così abituato alla sua vita “fantastica”, da non riuscire più a distinguerla dalla realtà, e anche, se gli si dovesse provare che le cose non stavano così, rifiuterà la realtà spiacevole.

Illudendo sé stesso, illude anche gli altri, perché ritiene la bugia necessaria per vivere bene nella sua presunzione.

Tale individuo ha un fortissimo bisogno di mantenere alta l’autostima e lo fa mentendo e soprattutto cercando conferme per il proprio operato. Quasi mai si rende conto della propria condizione, anzi, ritiene di essere del tutto normale ed equilibrato. Quando è scoperto l’inganno, di solito si pente per quel che ha fatto, ma dopo poco tempo torna a ripetere il copione iniziale e a mentire a tutti. Non prova un vero senso di colpa o quasi mai vergogna per le sue azioni, in quanto ritiene sempre di agire nel giusto e di doversi difendere da chi lo accusa.

È in genere simpatico e abile a costruire buoni rapporti con gli altri, -che non lo conoscono per davvero – ma non sa mantenere una linea di condotta a lungo: vive per l’attimo, e odia fare programmi a lungo termine. Di qui la perdita continua di amici che si allontano nel silenzio.

Il rapporto che preferisce con gli altri è quello di superiorità. Si illude e crede infatti di avere capacità, doti, risorse molto superiori alla media, in modo da ottenere ammirazione e riconoscimenti dagli altri.

Il suo modo di agire però ha bisogno di un contrasto, di una o più  “Anime buone” che cercano di salvarlo, fino a che non capiscono che non c’è, purtroppo, molto da fare a parte l’abbandono. Questa è la cosa che l’uomo-Pinocchio teme di più, dopo l’esser stato smascherato, e talvolta per evitarlo rinuncerà alle bugie e cercherà di seguire una retta via, senza però mai riuscirci.

È molto difficile che un uomo-Pinocchio guarisca, in quanto lui per primo nega di essere così e rifiuterà quindi l’aiuto di chi cerca di “salvarlo”. La sua versione invece, è molto più gradevole: si autoconvince di ricevere incoraggiamenti e stima, e stare in un mondo dove invece una persona con problemi non gli piace affatto.

L’uomo-Pinocchio adora l’ammirazione e cercherà di circondarsi di figure che lo adorano e lo stimano, ai quali tende raccontare le versioni più insensate. Poi un giorno quando diventano troppe e fragilmente contraddittorie, ogni leggenda svanisce nelle verità che emergono una dopo l’altra come cartine al tornasole.

Questa sua condizione, in realtà, continuerà interrottamente ad alimentarsi da sola in un  perpetuarsi di tradimenti continui verso se stesso e verso tutti quelli che ha incontrato nella sua strada solo per non rompere l’incantesimo della fata Turchina. E mentre le immagini smascherano ogni atto della scena, gli spettatori invitati osserveranno l’ultimo spettacolo con un sorriso di compassione in un teatro che piano piano si svuota per sempre.