• domenica , 19 novembre 2017

Liberalizzare, privatizzare

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In Italia abbiamo realizzato un piccolo capolavoro di ingegneria finanziaria; non a caso ho utilizzato il termine abbiamo perché siamo stati, chi in un modo e chi nell’altro, partecipi di questa invenzione che ci ha indotto all’eutanasia di massa – meno qualcuno che tiene i conti mentre ci buttiamo nel burrone.

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La straordinarietà dell’operazione è nella sua semplicità: è stato liberalizzato il lavoro e privatizzata l’impresa di Stato. Tutti qui? Tutto qui!

In buona sostanza dopo anni di lotte sociali, dove i lavoratori avevano guadagnato i diritti che garantivano il rispetto dell’uomo, gli stessi sono stati venduti sul libero mercato dove la concorrenza li fa competere al ribasso per sopravvivere, e addio ai diritti che avevano acquisito.

Oggi l’uomo vale molto meno della stessa merce che produce.

Per contro, la privatizzazione, dove lo Stato, nella migliore tradizione del Medioevo, si è disfatto delle sue attività vendendole (per finta, perché nessuno di questi privilegiati ha tirato fuori una lira di tasca sua) ad “Un” unico privato che ha ridotto i costi, licenziato il personale e aumentato i prezzi diminuendo i servizi – in un regime di monopolio assoluto.

E quando i soggetti erano più di uno, hanno fatto cartello – con lo Stato girato dall’altra parte. Insomma, un capolavoro di “mattanza” sociale. Basti pensare che i capitali personali dei Paperoni italiani, sparsi un po’ in tutto il mondo, sono pari ai debiti delle rispettive attività. Un costume che si trascina nei decenni, e che trova il massimo splendore con la privatizzazione del sistema bancario. Ora, è vero che i partiti approfittavano della situazione quando titolare era il ministero del Tesoro, e ricordiamo anche che i soldi costavano tassi a due cifre, ma mai l’Italia e il Made in Italy sono cresciuti così tanto come in quel periodo.

Oggi i soldi sembra che non costino nulla, le banche proprio perché diventate private hanno legittimamente smesso di investire nell’economia preferendole la finanza, e hanno lasciato libera scelta alle piccole imprese e alle famiglie di decidere autonomamente a provvedere alla loro eutanasia. Per questo stanno lavorando sul Governo perché possa legiferare sul fine vita, in modo da rendere le cose legali.

Anche loro, i banchieri, si sono resi conto che andare in Svizzera è troppo costoso, e non vogliono trovarsi nell’imbarazzo di rifiutare un prestito al cliente che dovesse decidere liberamente di buttarsi giu da quel burrone che citavamo all’inizio.

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