Le “schiave bianche” dei dancing bar 

Nel titolo ho precisato “schiave bianche” perché si sente parlare solo di prostituzione minorile nigeriana, ragazze che vengono prelevate a forza dai villaggi africani per essere vendute – una volta arrivante in Italia -come schiave del sesso. Mentre la maggior parte delle poverette vengono dell’Est Europa e in special modo dai Paesi che facevano parte dell’ex Unione Sovietica. 

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Dopo una breve inchiesta ho scoperto che molte di loro arrivano in Italia attraverso viaggi rocamboleschi per trovare rifugio nelle centinaia di dancing bar che le espongono al pubblico mezze nude, pronte a seguire il viscido anziano bianco – appena lavato con Dash – che le richiede per essere palpeggiate, il quale sbava sulla giovane pelle delle ragazze, il più delle volte ragazzine. Pochi minuti di privè al costo di una intera confezione di Viagra.

Chi ha finito il budget della settimana si dovrà accontentare di guardare, aspettando il giorno in cui riscuoteranno la pensione per palpeggiare un po’ di più e forse la tredicesima per spendere tutto il necessario per “possedere” la valchiria rischiando l’infarto.

Dunque, ricapitoliamo: entri in questi dancing bar – che non sono altro che i vecchi nightclub rivisitati in peggio negli arredi perché il gusto e l’eleganza  hanno ceduto definitivamente il posto alla volgarità e al trash – dopodiché ordini la prima consumazione obbligatoria al costo di circa 20 € che ti consente di sostare nel club per una mezz’oretta circa, il tempo appena necessario per rifarti gli occhi. Se vuoi visionare meglio la merce devi però passare in cassa e pagare altre 50 euro per vedere le intimità, ma per soli altri venti minuti. 

Ovviamente, è possibile replicare il tempo di venti minuti in venti minuti con la stessa “merce”. 

Il ruolo del “signor pappone” finisce qui, nel senso che se il nonnetto ha moneta da spendere – per placare il suo arrapamento – la offre direttamente alla schiava bianca che gli permette di praticarle una visita ginecologica più accurata.

Ma perché schiave? Mettiamola così, i baristi di ultima generazione ospitano queste signorine nelle rispettive strutture e pensano ad ogni loro esigenza, a condizione che se escono dal locale per andare a cena con l’arrapato, lo stesso arrapato si faccia carico delle richieste della signorina. 

Ma soprattutto pagando il tempo di permanenza all’esterno del “puttanaio” allo stesso stesso gestore che, correttamente, lascia alla pulzella l’importo che, con le sue grazie, riuscirà ad ottenere dal pensionato. 

Sempre se non rimane stecchito da un coccolone! 

Insomma, se decidi di aggiudicarti l’asta e passare una serata con le “schiave” dei dancing bar devi pagare l’affitto a quello che, in maniera mascherata e perfettamente legale, è a tutti gli effetti il suo padrone. Non sarebbero meglio i bordelli e le case chiuse a questo punto? Per lo meno, con una regolamentazione e il riconoscimento dell’esercizio della professione più antica del mondo, si eviterebbe lo sfruttamento ipocrita e schiavista a danno di ragazze sempre più giovani.