• domenica , 25 febbraio 2018

La beffa di un lavoro che non è più tale

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Sono altri 200mila i posti di lavoro a rischio; infatti, ci sono oltre 160 tavoli di crisi aperti presso il ministero dell’Industria che aspettano una improbabile soluzione, vista anche la difficile posizione dei sindacati in difficoltà che lasciano sempre più spazio a quel nuovo fenomeno chiamato “populismo aziendale”.

Se pensiamo che ogni crisi viene mediamente risolta in due anni, la situazione non è certo ottimistica; questo in pieno contrasto con l’ottimismo di un Governo che esulta alla ripresa e la conseguente occupazione, a suo dire, mai cosi alta da un decennio.

Oddio, in verità i vertici di Palazzo Ghigi narrano onestamente che il lavoro a tempo determinato ha superato di molto quello a tempo indeterminato, ma l’ottimismo regna sovrano anche se per prudenza veniamo invitati a stringere ancora la cinghia, perchè i tempi delle cicale torneranno, ma ora non sono maturi.

La domanda che ci poniamo è se nell’universo degli occupati vengono considerati anche quei lavoratori che per molto meno di due euro l’ora prestano saltuariamente la loro opera; in quanto ciò significa che l’occupazione, in numeri assoluti, sará anche tornata quella del 2008, ma i compensi mensili nella media generale sono più che dimezzati.

Tutto questo accade in un momento dove i mercati finanziari e le borse valori esultano, oltre ad essere tornata l’inflazione; nessuno però pare considerare a sufficienza che i prezzi salgono e i salari diminuiscono: come a voler beffare nella festa tutte quelle donne e quegli uomini che lavorano, come dicevamo, saltuariamente e per pochi centesimi – forza lavoro del Paese.

Intanto, in questa situazione drammaticamente paradossale, voci suadenti e leggermente impastate, come a imitare gli effetti del Tavor, ci raccontano di un’Italia che cresce più dell’Europa la quale, a sua volta, esulta per aver superato l’America.

Tutto bene, allora? Tutto bene un cazzo, va tutto malissimo per una buona metá della popolazione italica per cui ci sentiamo di fare un tifo sfrenato, affinchè si possa riappropriare di quello spirito combattivo insieme ai sindacati che devono assolutamente ritrovare l’unita: contro l’arroganza e lo sfruttamento di persone che si prendono gioco della dignitá dell’uomo in nome della globalizzazione che, guarda caso, la mette sempre in quel posto ai poveracci: offrendo loro un lavoro che non è più tale.

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