Invidia, rancore e rabbia: sono i virus inoculati agli italiani


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I sentimenti che incidono sulla qualità della nostra vita sono sempre gli stessi. L’invidia e il rancore si sono alternati nel tempo lasciando lo spazio una volta all’uno e una volta all’altro: vuoi perché non hai raggiunto i risultati a cui aspiravi o che le cose non sono andate come avevi previsto incolpando la luna.
In ogni caso, le emozioni condizionano le nostre giornate e perfino si riflettono nell’aspetto: il ghigno, la smorfia, il sorriso che modificano la luce degli occhi ne sono un esempio.

Mai come oggi l’uomo è lasciato al suo destino è si sente solo in ogni caso: non riesce a condividere i suoi successi e tanto meno le sue pene. Tutto è stato delegato alla rete dove, come Diogene, siamo alla spasmodica ricerca non già di un uomo onesto, ma di qualcuno che ci possa ascoltare e concedere amicizia.
Questa altalena sociale oggi attraversa un drammatico momento negativo: la maggior parte del Paese pensa al domani come a una iattura, per questo vive l’oggi.

Nei fatti reali non ci sono scollamenti macroscopici tra la speranza e la disperazione, ma solo una piuma percettiva che d’improvviso ci rende invidiosi e rancorosi, con il risultato che stiamo male solo noi, perché degli strali che rivolgiamo agli altri non se ne accorge nessuno, neanche coloro a cui sono rivolti.
Fatto è che una percentuale pari all’80% degli italiani che appartengono al ceto popolare è convinta che l’ascensore sociale non si sia fermato, ma scende precipitosamente verso il basso. Ecco perché sono molte le persone che si abbuffano nel presente, senza pensare al domani.

Questo risentimento si è palesato nell’esplosione del consenso politico incassato dal Movimento 5 Stelle. Quello che si rimprovera alla precedente classe dirigente è di essere stata disattenta a quei sintomi che erano più che evidenti nel 2012, coincidenti con il governo Mario Monti che già agli inizi di quell’anno inviava la Guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo che di per sé non raccontava nulla, se non di sostituire d’un colpo la speranza con la sfiducia.
Il proseguo della disavventura ha visto complice il Parlamento che approvava, quasi all’unanimità, quella legge Fornero che ha abbandonato al proprio destino centinaia di migliaia di esodati lasciandoli soffocare nella disperazione: solo per compiacere l’Europa a scapito degli italiani che già tramavano la svolta conclamata l’anno successivo con il 25% di consensi al Movimento 5 Stelle.

Da quel giorno tutto è cambiato: gli italiani hanno lanciato il loro ultimo grido di disperazione rivolto al Partito Democratico di Matteo Renzi che, infatti, alle elezioni europee del 2014 capitalizzava un consenso di oltre il 40%.
Niente da fare: anziché raccogliere il grido di aiuto di una classe media palesemente impoverita, hanno pensato bene di aiutare le banche lasciandole scardinare armadi, strappare materassi e alzare i mattoni delle case dei risparmiatori per pagare gli stipendi ai loro amministratori. Esattamente il contrario di qualsiasi proposito di rilancio dell’economia e quindi di dar ossigeno alla speranza di una crescita di lavoro e benessere.    

Oggi gli italiani frenano il Paese condizionati dal virus dell’invidia e del rancore inoculato da una classe dirigente che non ha pensato minimamente ad un vaccino per il germe che essa stessa stava diffondendo. Che colpa hanno i cittadini, frustrati e abusati fino all’inverosimile, se sono divenuti rabbiosi, invidiosi e rancorosi nei confronti dei governanti che li hanno impoveriti? Ora si affidano a chi promette di restituire ogni cosa.

Ma se i nuovi governanti dovessero fallire o non mantenere le promesse, sappiano che quel rancore che essi stessi hanno alimentato e diffuso gli si riverserà contro di loro. Chi semina vento, del resto, prima o poi raccoglie tempesta.
Intanto, per il momento, all’ordine del giorno non sembra esserci una crisi e il divorzio tra governo e i suoi elettori. Anzi, questa luna di miele sembra non finire mai.
Alla nuova classe dirigente è stata consegnata la speranza di cambiamento. Visti i tempi che viviamo non mi sembra cosa da poco. Ci auguriamo non tradiscano le aspettative.