Il crimine della coercizione è sempre esercitato dalla prepotenza


La coercizione dell’uomo sull’uomo spesso è frutto di paure, insicurezze e quel senso ossessivo, quasi patologico, che ci rende ostinati nel controllare ciò che peraltro non sarà mai possibile possedere.

La soddisfazione che si prova cede inesorabile ad un atteggiamento maniacale del sapere, al punto di costringere la persona a mentire. Ed é proprio la legittima fuga della “vittima” a stimolare ancora di più la coercizione, un po’ come fuggire da un cane quando si ha paura, per questo viene esercitata (la coercizione) in maniera sempre più pressante come ad essere eccitati dall’odore del panico.

In questi casi compare un atteggiamento che sempre più spesso si presta all’insistenza, quasi a voler tenere tutto sotto controllo e relegare la persona che si vuole “possedere” in uno stato di sofferenza continua; quella sofferenza che nel tempo conduce ad una totale indifferenza nei confronti del nostro – ladro dell’anima. Mentre il crimine psicologico viene compiuto dalla sua morbosità.

Ci sono situazioni di coercizione involontaria, cioè a quelle scaturite da una misura di affetto causato da morbosità eccessiva, che hanno solo l’obiettivo di controllare chi ritengono abbia bisogno del loro aiuto. Spesso con atteggiamento apparentemente non invadente e quasi amorevole,  almeno nell’intenzione, si sentono in diritto di entrare nella sfera personale con modi ansiosi al punto da far prevaricare un pensiero di assoluta convinzione, l’unico e incontestabile.

Molte altre persone applicano la coercizione nella loro variante del sostantivo come ricatto ad una condizione di inferiorità economica, per far sentire indispensabilità a coloro che possono trovarsi in difficoltà lavorativa o finanziaria e perciò costretti a essere dipendenti da altri per necessità e non per scelta. In famiglia esercitare la propria prepotenza e potere attraverso il denaro classifica il coercitore tra i peggiori che si possono trovare.

Infine, la coercizione può essere dettata da un sentimento di potere, come ad intendere di gestire ogni cosa secondo i propri principi – ma spesso pretestuosi e senza giuste motivazioni.

La società in cui viviamo, quella che possiamo chiamare moderna e dove si può comperare ogni cosa, ha permesso all’uomo di materializzarsi in forme prive di moralità e di annullare se stesso per ottenere, costi quel che costi, quel bene che il più delle volte non gli spetta.

La crisi economica di questo inizio secolo ha visto spesso la mancanza di lavoro o l’impossibilità di rientrare nel sistema lavorativo, ciò ha portato tanti giovani a dipendere dalla famiglia, ma anche mogli e mariti costretti a subire la perdita della propria indipendenza, passata così ad altri.

In un certo modo la conquista della democrazia può anche arrivare a desiderare la schiavitù, ma fortunatamente è presente solo in soggetti esclusivamente malati di egocentrismo.

Chiunque costruisce la sua vita poggiando i piedi su un atteggiamento tendente ad oscurare il pensiero altrui, obbligandolo altri alla rinuncia della propria autonomia psicologica, prima o poi diventa vittima della sua stessa ragnatela.

La coercizione, in qualunque forma, va condannata sempre e comunque.