Correre da fermi: la frenesia del fare



Quando una persona inizia a scrivere “ricordo che…” è un gran casino, perché evidenzia la sua età e diventa quasi in automatico un rompipalle. Ma a volte è quasi impossibile non fare i paragoni col passato. Da qui il titolo “Correre da fermi”.

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Ebbene sì, ai miei tempi c’era il tempo per fare ogni cosa e ne avanzava pure: nessuno andava a cento all’ora. Eppure l’azienda, la bottega i figli a scuola e la vacanza impegnavano parecchio, però il sabato mattina lavavamo la macchina in giardino e la domenica, quando non si andava in gita fuori porta, si vedeva la partita, ma nulla di tutto questo metteva in agitazione. Eppure il passo era sempre spedito.

Oggi si corre restando immobili, il sudore scende copioso dalle ascelle sprigionando odore acre ma non si capisce perché, così come non si capisce che cosa dobbiamo fare di tanto urgente da non avere mai tempo. Si ripete sempre all’infinito “scusa ho da fare, o non posso rispondere” come fossimo in sala operatoria o al colloquio col Papa.

Accidenti, non capisco: l’azienda è defunta insieme alla bottega, i figli non vanno più all’università perché costa troppo e la macchina da lavare non c’è più; non parliamo poi della gita fuori porta e la partita che è solo a pagamento sui canali privati…però non abbiamo mai tempo, corriamo da una parte all’altra come forsennati.

I più esaltati camminano o fanno jogging, parlando da soli come ad imitare Michael Douglas nel film “Un giorno di ordinaria follia”. Ma a differenza del protagonista della pellicola, le donne e gli uomini di oggi sono un po’ agitati ma soddisfatti perché hanno scoperto ogni cosa nel telefonino: unico compagno di viaggio all inclusive dentro una vita che gli permette di correre da fermi.