Ammalati di povertà

C’è un grande equivoco in Italia, si pensa che diventare poveri sia una malattia contagiosa provocata dalla sporcizia. Le banche vietano l’ingresso, cosa che non fanno con i cani, e gli ospedali dell’economia famigliare relegano all’Istat le statistiche che crescono come la borsa valori col toro.

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Del resto non è un caso che sia il toro il simbolo della Borsa: sta lì a ricordare ai poveracci che se li vede aggirarsi nei paraggi di piazza Affari, quanto è vero Iddio, li incorna di brutto per quanto portano iella!

Persino la gente, una volta amica, evita i poveri quanto piu possibile. Per due motivi: il primo perché è terrorizzata che il povero gli possa chiedere un prestito; la seconda è perché teme il contagio peggio della peste!

Quando poi si ha a che fare con uno Stato caritatevole che sostiene di pensare ai poveri, tiri un sospiro di sollievo perché pensi che per te che sei povero finiranno i giorni di sofferenza. Però, poi mentre sei lì che riempi la domanda per prendere due soldi per mangiare, ti rendi conto che subito sotto ogni richiesta da compilare appare la parola “galera”; sì, sono previsti anche sei anni di carcere, cosa che manco Battisti farà mai checchè ne dica il faccione sorridente di Salvini e quello di Bonafede che l’ha voluto imitare.

Se la fame ti fa superare il terrore di essere giustiziato moralmente come un lestofante, puoi procedere a compilare la domanda. Però, poi scopri che, oltre ad effettuare il rischio della “galera!”, devi sobbarcarti l’utilizzo di una carta, tipo quelle della postpay ricaricabile, con la quale solamente puoi procedere agli acquisti di generi di prima necessità.

Insomma, non ci si azzardi a comprare le sigarette, anche se sei un tabagista incallito, a pagare idraulico, elettricista e una bottiglia di vino (unico svago del fine settimana per una vita miserevole) senza che questi liberi professionisti o commercianti non rilascino debita ricevuta.

Infine, oltre al danno anche la beffa di essere povero: quella di essere marchiato come “morto di fame” dallo stesso Stato che ti aiuta solo a condizione che tu sia stigmatizzato come tale ed esposto al pubblico ludibrio della rete e dei social, che non aspetta altro per diffamarti e sputtanarti.

Un po’ per l’uno e un po’ per l’altro fatto, molte persone perbene impoverite dalla crisi rinunceranno, masticheranno aria ma faranno a meno di aggiungere alla disperazione, ansie e mortificazioni di cui non hanno proprio bisogno. I poveri di ultima generazione lo sono diventati, non lo erano già da prima. Per questo hanno mantenuto quella dignità che qualcuno vuole ora togliere loro.

I buonisti, dall’altra parte, vorrebbero aiutare tutti, inclusi i migranti, senza distinzione. Per carità è giusto perché gli uomini sono tutti uguali, solo che gli italiani che si sono ammalati di povertà non la pensano alla stessa maniera e, zitti zitti, senza manifestazioni scalmanate come i cugini francesi, in cabina elettorale hanno cambiato le cose.

Forse con la consapevolezza che per loro non sarebbe cambiato nulla, ma preferendo sfogare la loro rabbia, simile a quella provata dai greci, dagli spagnoli e dai francesi, con un semplice ed efficace tratto di matita.

Ora, i politici pensano di essere stati investi dal popolo che ha riconosciuto loro le doti taumaturgiche di cancellare la povertà, ostentando la spavalderia dei competenti che vedono attraverso una particolare sfera di cristallo un nuovo e poderoso Boom Economico Italiano.

Gli ammalati di povertà sono più poveri degli stessi poveri, perché non solo vivono grandi difficoltà, ma soprattutto perché sono stati condannati dalla vigliaccheria e dall’ipocrisia di quella borghesia finanziaria sorta nell’ultimo trentennio.

Perché è il piccolo imprenditore, il commerciante, il libero professionista, il collaboratore a partita Iva, il dipendente precario a essere stato stroncato dalla crisi finanziaria, mentre banchieri, speculatori, finanzieri e casta politica non solo sono rimasti in sella, ma sono più forti e potenti di prima…almeno, stante all’ultimo rapporto Oxfam, secondo cui la forbice tra ricchissimi e impoveriti cresce sempre di più. Altro che l’1 percento contro il 99, come diceva un vecchio slogan americano di Occupy Wall Street!

Chissà se a parti invertite avrebbero fatto lo stesso?! Che non avremmo un po’ goduto tutti nel vedere soffrire ammalati di povertà quei banchieri e finanzieri avidi che hanno causato la crisi e ridotto sul lastrico intere famiglie…

In copertina opera di Bruno Ritter