• mercoledì , 13 dicembre 2017

Solo come un albero

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Se un albero cade in mezzo a una foresta e non c’è nessuno lì attorno, fa rumore?” – un quesito sull’osservazione e la percezione attribuito a George Berkeley, per il quale la risposta era negativa. Il suono dell’albero che cade non esiste senza qualcuno che percepisca quel suono. Berkeley in realtà si spingeva oltre, negando l’esistenza di qualsiasi oggetto privo di un soggetto a percepirlo. L’albero in mezzo alla foresta non si limita a non farrumore cadendo, secondo Berkeley non esiste proprio.

L’albero del Ténéré, noncurante delle opinioni dell’autorevole George, continuava testardo a esistere, solo in mezzo al deserto del Sahara. Questa risoluta acacia prendeva il nome dalla regione del Sahara in cui si trovava, il Ténéré. Non era un “albero del Ténéré” nel senso di “albero appartenente alla specie detta del Ténéré”, era a tutti gli effetti l’unico albero in un raggio di 400 chilometri. Non era un granché, come albero. Non aveva il tronco possente del baobab, né i bianchi fiori del pesco, né la chioma folta dell’acero. Ma allo sprezzante e fiero albero del Ténéré le critiche scivolavano addosso – tutti lo conoscevano e gli volevano bene, era un vero e proprio faro per le carovane che attraversavano il Sahara, e si era guadagnato a buon diritto un posto nelle enciclopedie, o quantomeno in quelle più esaustive.

Spero non vi siate affezionati all’albero del Ténéré, perché stiamo per arrivare al racconto della sua tragica fine. D’altra parte io mi sono ben curato di parlarne sempre al passato, e questo, oltre ad esimermi da qualsiasi responsabilità, doveva farvi sospettare qualcosa. L’albero del Ténéré, ve lo dico subito – come si dice in questi casi, via il dente e via il dolore – è morto. Che si condividano o meno le tesi di Berkeley, l’attuale non-esistenza dell’albero del Ténéré non può essere messa in discussione, a meno che non si ipotizzi l’esistenza di un paradiso degli alberi dove le anime degli alberi continuino ad esistere, ma lasciamo certe elucubrazioni a Pindaro e ai metafisici.

La triste realtà è che quest’albero solitario, unico elemento del paesaggio degno di nota in più di 400 chilometri, è stato abbattuto. Per la precisione, è stato centrato in pieno da un veicolo. Due volte. Nel giro di vent’anni. Nel primo caso, intorno al 1959, si è trattato di un pirata della strada, che nemmeno si è fermato a soccorrere il malcapitato, lasciando però le tracce del suo devastante passaggio sul povero tronco del nostro. L’albero del Ténéré, temprato dalle tempeste di sabbia e da decenni passati a ricusare sdegnoso gli ultimatum di non-esistenza di un epistemologo irlandese della prima metà del ‘700, aveva resistito all’urto. Nulla poté, purtroppo, quando vent’anni dopo un camionista libico ubriaco gli diede il colpo di grazia. Se un albero cade in mezzo al deserto, e l’unica persona che potrebbe sentirlo cadere è troppo ubriaca per accorgersene, l’albero fa rumore? Oltre che questa glossa al dilemma di Berkeley, l’albero del Ténéré ci lasciò un importante insegnamento: non bevete e guidate, anche se la strada che dovrete percorrere è quasi del tutto sgombra, perché è proprio quel quasi che potrebbe fregarvi.

L’albero del Ténéré non è stato dimenticato. Il suo ruolo di faro è stato assunto da un albero di metallo che è stato fatto erigere al suo posto, a memoria del nostro eroe. L’albero del Ténéré vive ancora nel cuore di chi gli ha voluto bene. Buonanotte, dolce principe, e che voli d’angelo ti guidino cantando al tuo riposo.

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