• domenica , 19 novembre 2017

Non fidarsi è peggio

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Re Mitridate VI era un grande re, famoso in tutto il mondo, capace di opporsi alla forza di quei famosi generali romani, come Silla e Pompeo, di cui tanto abbiamo sentito parlare a scuola. Anche il nostro Mitridate, Re del Ponto e dell’Armenia Minore, finì per ricevere il soprannome di “Magno”. Il Grande Mitridate, dopo anni di battaglie, ricevette un giorno con sgomento la notizia che dei congiurati, fra cui il proprio stesso figlio ed erede designato, volessero consegnarlo ai romani, e prese la stoica decisione di porre fine alla propria vita. Lasciamolo qua, sospeso in questo gesto esiziale.

Come altro poteva finire, viene da chiedersi, leggendo la biografia del nostro personaggio? Suo padre, un altro Mitridate, era stato ucciso da una cospirazione che aveva coinvolto persino i suoi familiari. Considerata la situazione, Mitridate si disse “cane mangia cane” e “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”, e mise a morte il fratello e la madre per assumere tutto il potere, e per evitare che facessero altrettanto a lui. Ideò poi l’ingegnosa pratica di assumere piccoli quantità di veleno giorno dopo giorno per svilupparne una resistenza, utile nel suo modo di crudeli cospirazioni, complotti e congiure. Mondo in cui si ritrovò a vivere e in cui sembrò trovarsi a suo agio. Così passaronono gli anni, tra un’alleanza con Roma e un ammazzamento, tra un tradimento e una guerra, tra una ribellione e una rivolta.

S’arriva dove l’avevamo lasciato. Una macchinazione di troppo fa esasperare uno di quei generali che popolavano i nostri sogni la notte prima delle versioni di latino. Il figlio Farnace, figlio prediletto, erede designato, sangue del suo sangue, partecipa alla congiura per consegnare il padre, in rivolta contro la Repubblica, ai suoi nemici, sperando di poter ancora ottenere il perdono della Repubblica – e forse reputando propizia l’occasione per vendicarsi di essere stato chiamato “Farnace”, anche se questo i libri di storia non lo raccontano. S’arriva al fatal momento: Mitridate, per non cadere nelle mani dei nemici, tenta di porre fine alla propria vita, con una coppa di veleno di socratica memoria. Fu allora che il grande re scoprì che la sua idea di tanti anni prima aveva funzionato, e si rese conto suo malgrado di essere immune al veleno. Fu magra consolazione l’aver avuto ragione, per il nostro re, costretto a barattare il dolce oblio della cicuta con una fredda e tagliente lama nel ventre.

La storia di Mitridate VI, costretto a una morte dolorosa dal proprio brillante e paranoico intuito, insegna che:

– Forse non vale la pena lottare per il potere, se poi passi la vita a guardarti le spalle.

– Attenzione a quello che desideri, perché potrebbe avverarsi.

– Fidarsi è male, ma non fidarsi rischia di essere peggio.

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