• domenica , 19 novembre 2017

25 aprile a Venezia “San Marco e il bocolo”

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San Marco e il “bocolo” (Festa del 25 aprile a Venezia) risale ai tempi del Doge Orso I Partecipazio (864-829), la cui figlia Maria divenne la protagonista femminile.

Maria aveva occhi così splendenti e meravigliosi che fu soprannominata Vulcana. Ella si innamorò di un trovatore, Tancredi, ma le umili origini dell’amato non permettevano ai due di coronare il loro segno d’amore.

Allora Vulcana suggerì a Tancredi di partire per combattere contro gli infedeli, con la speranza che tornasse glorioso e famoso. Tancredi partì e ben presto le notizie delle sue gloriose imprese si diffusero in tutti i territori Cristiani fino ad arrivare a Venezia, che ormai aspettava il ritorno del giovane in patria per accoglierlo con tutti gli onori riservati agli eroi. Ma un brutto giorno Tancredi perì in battaglia e si accasciò su un rosaio, macchiando con il proprio sangue un boccolo di rosa.

Privo ormai di forze riuscì a consegnare il fiore ad un messo che lo portò a Vulcana. Straziata dal dolore, la giovane si ritirò nelle sue stanze : la mattina seguente venne trovata morta con il boccolo di rosa posato sul cuore. Era il 25 aprile, giorno in cui a Venezia si festeggia San Marco.

Da allora in questo giorno, San Marco patrono di Venezia, si ripete il rito di donare all’amata un bocciolo di rosa rossa, simbolo di amore eterno.

Ma esiste anche una seconda leggenda…

…dove il boccolo sbocciava sulla tomba dell’Evangelista, e il roseto fu poi donato a un marinaio della Giudecca di nome Basilio, come premio per la sua collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo. Egli lo piantò nel giardino di casa e quando morì, divenne il confine tra le proprietà dei due figli eredi. Ma quando avvenne un certo fatto, si narra di un omicidio, il roseto smesse di fiorire.

Diversi anni dopo, ed esattamente il 25 aprile, nacque un amore tra i discendenti che si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava i due orti. Il roseto riprese a fiorire di boccoli rossi e in questo preciso giorno il giovane ne donò uno alla giovane amata.

Tutto sotto gli occhi di San Marco nel giorno che vennero trafugate le sue reliquie che si trovavano in terra islamica, Alessandria d’Egitto, che furono traslate a Venezia nell’anno 828 da due leggendari mercanti veneziani: Buono da Malamocco e Rustico da Torcello.

Si tramanda che per trafugare ai Musulmani il prezioso corpo (l’Islam riconosce e venera a sua volta Cristo e i Santi), i due mercanti lo nascosero sotto della carne di maiale, che passò facilmente a causa del noto disgusto per questa derrata.

Va ricordato che in quei tempi le reliquie erano un aggregatore sociale inoltre attiravano pellegrini e portavano ad aumentare  il numero della popolazione nelle città, avviando così l’urbanesimo.

La reliquia di San Marco rappresentava per i veneziani e tutta la gente veneta, una consacrazione alle gesta da santo di quando era ancora in vita. Ecco che ne divenne patrono ed emblema di Venezia, sotto forma di un Leone alato e armato di spada e con un libro sul quale, in tempo di pace, si poteva leggere la frase Pax Tibi Marce Evangelista Meus (Pace a Te o Marco Mio Evangelista); un libro che veniva chiuso quando la spada, anziché cristianamente discriminare il bene dal male, si arrossava di sangue guerriero.

Il simbolo del leone esprime anche il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest’ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), il libro ben esprime i concetti di sapienza e di pace, mentre l’aureola conferisce un’immagine di pietà religiosa. La spada, oltre alla forza, è invece anche simbolo di giustizia.

Erano dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia amava pensare e descrivere sé stessa: maestà, potenza, saggezza, giustizia, pace, forza militare e pietà religiosa.

 

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