Salvini e i suoi muscolosi narcisi di periferia

 

Quando si inizia dalla gavetta in un sottoscala con quattro amici perché si hanno idee rivoluzionarie per migliorare la vita dei cittadini è l’embrione di un nucleo che, piano piano, si trasforma e ingrandisce fino a diventare un partito politico dalle dimensioni, solo allora, impensabili.

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La gavetta l’hanno fatta Umberto Bossie i suoi accoliti che, agli inizideglianniNovanta, hanno messo sul piedistallo più alto quella Lega Nord che all’epoca era vista con favore nei salotti buoni di Milano.

Il percorso del popolo padano con il rito dell’ampolla delle acque del Po’ è noto; noto fino alla debacle dei diamanti che aveva trascinato i leghisti nel fango.

Ed è li che il giovane Matteo Salvini, già consigliere al Comune di Milano con Formentini, ha raccolto la morente Lega Nord per curarla e rilanciarla – cambiando il nome in Lega – sul mercato elettorale fino a farla diventare un brand nazionale e internazionale che alle recenti europee è salita sul podio più alto, attestandosi ben oltre il 34% sul mercato elettorale.

Quando in cosi breve tempo – 2014/2019 – un’Azienda politica passa dal 4% al 34% il merito è sempre del Leader. Semmai, per certi versi, la squadra, per contro, è un freno.

I pavidi, a differenza dei capitani coraggiosi, non gettano mai il cuore oltre l’ostacolo. Se così fosse stato, Matteo Salvini, oggi avrebbe superato d’un balzo la soglia del 40% che lo avrebbe messo in pool position per governare da solo l’Italia.

Ma i suoi quacquaraquà di periferia hanno minato la sua ascesa, perché la gran parte di essi è in grado solo di gridare nelle orecchie del vicino di casa che, una volta al potere, l’avrebbe pagata cara.

Tutti pecoroni che avevano trovato riscatto mettendosi in scia del leader. Cosa faranno ora? Faranno finta di nulla e abbandoneranno il capitano, così come, a suo tempo, i loro colleghi democratici avevano fatto, in una situazione analoga di delirio di onnipotenza, con Matteo Renzi? Galeotta, a tal proposito, fu la foto dell’ex premier che Giorgetti mise sulla scrivania di Salvini, come monito delle sue scelte di strategia politica/elettorale. Chissà se al Viminale, su quella scrivania, c’è ancora…