I colonnelli di Salvini e della Lega erano solo caporali

Negli ultimi cinque anni gli impoveriti avevano scelto il loro condottiero. La speranza era di trovare riscatto in quella società che gli aveva voltato le spalle. Tutto era iniziato dalle mosse azzardate dei banchieri che, in maniera tanto arrogante quanto maldestra, avevano tirato le reti uccidendo le migliori risorse creative del Paese in maniera trasversale. Bottegai, artigiani, piccoli studi professionali e medie imprese sono stati condannati dal pollice verso della finanza sporca d’Europa che pensava di banchettare sulle spoglie degli italiani così come aveva fatto con i greci.

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La Lega e Salvini hanno dato al popolo degli impoveriti una nuova dignità, quella dignità che era in attesa di essere legiferata dal Parlamento, una volta arrivati nella plancia di comando del Paese. Ma come da manuale, ahimè, nelle tasche del capitano si sono infilati di soppiatto tutti quegli individui che credevano davvero di dover combattere e annientare gli immigrati senza considerare che il terreno dello scontro è di proprietà del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Vaticano.

D’altronde, quando si cresce tanto in fretta non si può badare a tutto. E l’eroe, in buona fede, pensa che le persone che lo seguono e lo incensano siano a sua immagine e somiglianza. Salvini, come i suoi predecessori in odore di santità, ha rispettato le aspettative storiche di queste situazioni ampiamente raccontate dai biografi di ogni tempo: è inciampato nel suo stato maggiore che a sua volta era inciampato sulle frettolose scelte locali che si sono rilevate una macroscopica armata Brancaleone.

Tra le file degli impoveriti si sono infilati molti dei loro stessi aguzzini, usurai da quattro soldi, oltre ad una massa di sfigati bravi solo a fare i gradassi con i poveri migranti. Tutti graduati caporali di giornata che hanno trovato il loro momento di visibilità con un unico argomento: l’uomo nero va ricacciato in mare e di ogni episodio delinquenziale ne hanno fatto un gran fracasso.

Nessuno ha pensato – perché non erano in grado di farlo – che gli impoveriti volevano solo ritrovare il loro negozio, la fabbrichetta e tornare a lavorare onestamente per far studiare i figli, oltre ad essere sollevati da una burocrazia di ugoliniana memoria. Questo avrebbe significato anche ripensare uno stato sociale che fa acqua da tutte le parti. Ma un caporale di giornata ha le capacità organizzative e soprattutto intellettuali per fare questo? Non lo sapremo mai perché ora, liberati dall’incombenza, si butteranno nelle piazze per un po’ con quei forconi indirizzati contro tutti che saranno ripresi dai nuovi turisti d’Oriente sempre a caccia di immagini folcloristiche.

Dio, che emozione comandare tanti uomini con le mostrine da caporale di giornata convinti di essere un colonnello.