Gli elettori della Lega e di Fratelli d’Italia turbano Mattarella


Il problema non sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma gli italiani sempre più inquieti che cercano una guida per il Paese che sia dura e repressiva contro chi gli sta sulle scatole.

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Il rischio che possa scatenarsi una vendetta collettiva dove tutti sarebbero contro tutti e sempre più un’ipotesi concreta. Ciascuno crede di essere dalla parte di chi è stato sfruttato e offeso dalle classi dirigenti che hanno governato il Paese, cosicché la gran parte vorrà mettere nel conto di vendicarsi del vicino di casa antipatico. Un po’ come nel pezzo di Lucio Dalla “Corso Buenos Aires”, dove la presunzione di credere che un padre e un figlio alla stazione fossero due delinquenti fa scatenare il panico e fornisce il pretesto a tutta la città per poter regolare antichi conti tra molti di loro.

Fuor di ironia, siamo sull’urlo di una silente guerra civile. Ed è dall’odio e desiderio di vendetta che nascono le dittature. Poi il giorno dopo che sono nate, dal primo vagito autoritario e reazionario, tutti si si pentono ma ormai i giochi sono fatti. Giorgia e Matteo  in questo momento, hanno il potere di rappresentare quelle donne e quegli uomini prepotenti che in loro si identificano che hanno completamene dimenticato le virtù democratiche e liberali. Somigliano questa schiera di acclamatori a quei personaggi raccontati nelle pellicole del neorealismo, in cui i protagonisti si prendono a spintoni, senza fare a pugni, al massimo limitandosi a qualche schiaffone… perché vigliacchi e sicuri solo se in branco che oggi è rappresentato dai social in cui gli haters urlano parole sconnesse e rancorose sotto le mentite spoglie di profili taroccati.

Saranno questi gli eroi del nuovo governo che andrà a nascere se si andrà alle elezioni in tempi brevi?!

Nessun paragone con il passato recente, per carità; i problemi che ci aspettano sono tali che non ci possiamo permettere retoriche e polemiche pretestuose, come riferimenti sciocchi al ventennio e cose simili. Il cammino certo per la ripresa dell’Italia, della sua economia e sanità democratica sarà lungo e sconnesso ma non conosce scorciatoie per arrivare a destinazione. Gli italiani credano pure che un governo forte sia indispensabile per accelerare il percorso verso una nuova pace sociale… io lo ritengo un errore imperdonabile. Questa constatazione nasce osservando gli entusiasmi che i leader della destra suscitano quando parlano al loro popolo. Un popolo che cresce giorno dopo giorno non per convinzione, non per fede politica, ma solo per accodarsi alla lunga scia di uomini arrabbiati che non vedono l’ora di sguainare la matita in cabina elettorale e abbattere la sagoma del nemico che gli abili politici gli hanno disegnato con la faccia nera. Per poi pentirsi la mattina dopo, quando esauriti i fumi dell’ubriacatura collettiva, si rendono conto di essere stati messi in fila verso un cammino ignoto.

Non so con quale spirito Berlusconi chieda insistentemente di tornare al voto con la stessa compagine di centrodestra che governa la gran parte del Paese. D’altronde, anche qualora dovesse cadere questo governo sarebbe grave se ne nascesse un altro guidato dai capitani di ventura in doppio petto di montiana memoria, perché in quel caso avremo anche rispettato la Costituzione, ma la possibilità di manifestazioni incendiarie di rabbia collettiva sarebbero probabili (e anche legittime, direi). Specialmente in un momento dove le distanze tra ricchissimi e ceto medio impoverito (senza contare i poveri assoluti) sono diventare quasi siderali. Senza considerare l’assenza di mobilità sociale ascendente (se nasci in una famiglia povera resti povero e i tuoi figli saranno probabilmente poveri anche loro), la sempre più crescente emigrazione di giovani formati per lavori ad alto contenuto cognitivo, la natalità sotto zero da decenni, la deindustrializzazione forzata (a colpi di fallimenti e bancarotte più o meno intenzionali da parte delle classi dirigenti), una borghesia ottusa, miope, parassitaria perché incapace di avere un’idea di sviluppo e investimento al di fuori dei mercati finanziari, una dipendenza dai diktat di Bruxelles che mina ogni giorni che passa la sovranità democratica (quella economica e monetaria ce la siamo dimenticata da un pezzo) del nostro Paese.

Al nostro nostro Presidente della Repubblica non resta che poter contare solo su se stesso, per evitare il pericolo di una dittatura soft che da tempo si annida tra i desideri degli italiani.