Voglia di fico

 

Una cosa che ricorda la mia infanzia da terroncello o quasi, è il piacere di mangiare a merenda pane e fichi, il pane era quello casareccio cotto nel forno di campagna forse un po’ troppo mollicoso, ma buonissimo! 

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Quando poi la nonna nei giorni di festa ci aggiungeva il prosciutto facevamo i salti di gioia, i miei cugini di citta un po’ meno, ma lei non si faceva menare per il naso dai loro sorrisetti ipocriti. Ecco, il Presidente Roberto Fico mi ricorda la nonna, abile nello scoprire i segreti e veloce nel decidere, voce gentile ma dura come l’acciaio al punto che il nonno la chiamava Mata Hari: tanto per lasciarle quel vezzo femminile che peraltro aveva molto spiccato. Era una donna bellissima! 

Ora non voglio lasciarmi andare troppo alle mie fantasie, ma il Presidente della Camera mi ricorda proprio il rigore di nonna Giuseppina, che sapeva mettere al loro posto i cuginetti di città i quali facevano gli schizzinosi da una parte e gli sborroni dall’altra; insomma, erano di un’antipatia unica: quasi stronzi! 

Certo, non sarà facile per Fico far capire ai parlamentari che sono pagati dai cittadini per spalare il carbone nella caldaia dello Stato perchè funzioni, ma se rammenta loro che se si torna al voto, a parte i privilegiati che assumerà Berlusconi per tenere puliti i cessi di Mediaset, gli altri rimarranno disoccupati. Forse è la volta buona perchè tutti si diano da fare e inizino a lavorare di buona lena: magari guidati proprio da lui, finché fiducia non li separi! 

Basta entrare in Parlamento con il trolley, e un po’ sgualciti, per diventare fighetti solo il giorno dopo: di Roberto Fico ce nè uno solo ed più che sufficiente; se poi somiglia a nonna Giuseppina come penso io, allora saranno cazzi amari per tutti gli stronzetti antipatici, come i miei cuginetti di città, che appena eletti già pensano di saper fare politica come gli Antonio Razzi di una Repubblica appena rottamata dagli elettori. 

Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Stanotte ho sognato la nonna: mi raccontava che tra i gattopardi c’è una gran “voglia di fico”.