Uomini del Novecento che rifiutano la modernità

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Chi lo avrebbe mai detto che la scenetta del film di Carlo Verdone nel film “Al lupo al lupo” anticipasse la grottesca realtà attuale. Nel film, il protagonista doveva ritirare un premo in memoria del padre scomparso, artista di fama internazionale, la cui premiazione si svolgeva in una kermesse ovattata di intellettuali, dove più che parlare si sussurrava appena.

D’improvviso al povero Verdone squilla, come uno strillo improvviso, il suo gigantesco “Motorola”. Spalancato lo sportellone del telefonino e alzata l’antenna, risponde ad un creditore che, dall’altra parte del filo, lo minacciava di avere indietro i quattrini che gli aveva prestato. Vistosamente imbarazzato, si giustifica con i parrucconi presenti: “scusate, ma io col telefono ce lavoro!”. Era il 1992 quando usciva nelle sale il film diretto e interpretato dallo stesso Verdone.

Certo, di questi tempi, ma anche di quelli passati, un quarto di secolo è come un’era geologica, ma Carlo aveva previsto tutto.

Infatti, oggi lavoriamo davvero tutti col telefonino che, nel frattempo, pesa 30 volte meno e racchiude in una scheda microscopica migliaia di informazioni in più di quella di allora e perfino ci possiamo far fare una diagnosi da un medico specialista dall’altra parte del mondo in tempo reale.

Incredibile, la digitalizzazione non solo si è impadronita della nostra vita, ma perfino del nostro cervello che ormai, come risulta dagli encefalogrammi, risulta piatto come la pancia a tartaruga di un palestrato, appunto tutto fisico e poco cervello.

Ora manca, sempre che ciò non sia già avvenuto, che con lo smartphone non si possa copulare agli antipodi del mondo rimanendo comodamente seduti in poltrona e magari con con un tasto dosare l’intensità del gradimento: misurato, andante o da infarto secco.

La cosa più “comoda”, però, è poter pagare la confezione ridotta di aspirine da 3€ direttamente attraverso lo smartphone. Ti accorgi subito di questa nuova diavoleria quando in farmacia trovi la dottoressa davanti a te che, col telefonino in mano assieme alla commessa, cerca di raccapezzarsi andando su internet per capire meglio la nuova applicazione.

Nel frattempo, dietro, la fila si allunga di minuto in minuto di quanti, con un mal testa della Madonna, vorrebbero anche loro una compressa di Moment e sarebbero disposti a pagarla in pochi secondi e, come nel secolo scorso, in contanti. Ma che trogloditi questi impazienti uomini del Novecento che rifiutano la modernità!