Una imbecillità tornata in auge e vestita a festa

Chiudere ogni ascolto e mandare al Diavolo il mondo è l’unica cosa per sopravvivere all’ipocrisia e all’imbecillità, mi riferisco alla grande indignazione planetaria intorno al caso Facebook accusato di aver venduto i “segreti” e influenzato i suoi fans a fini elettorali: e dov’è il problema?

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I nostri indirizzi, telefoni, mail e perfino le informazioni sulle malattie vengono da anni scambiati da una società all’altra e perfino venduti al bottegaio sotto casa in cambio di frutta e verdura del giorno prima, mentre le banche accedono regolarmente alle informazioni ospedaliere per concedere prestiti e mutui.
Ah già, quasi dimenticavo, siamo protetti dalla legge sulla privacy, sapete quella montagna di carte che firmiamo a tutela dei nostri dati personali? Bene, ho scoperto che è inutile perché le informazioni che ci riguardano vengono scambiate come le figurine Panini.
E poi ci scandalizziamo e gridiamo all’attentato quando ci accorgiamo che, dopo aver consegnato alla rete ogni nostra intimità, postate le foto dei figli, dove andiamo in vacanza e cosa mangiamo, qualcuno va a curiosare e vende i nostri segreti a qualcun altro? Nel qualcun altro includiamo anche attori e politici i quali, percepite dai social media le tendenze del pubblico, poi recitano la parte in base ai nostri gusti e alle nostre debolezze, che da cretini abbiamo consegnato alla rete pensando di rimanere in incognito!
Accidenti, se qualcuno crede davvero che le confidenze sui social rimangano riservate come in confessione è meglio che vada da uno psicologo, piuttosto che gridare allo scandalo!
Ormai viviamo i tempi crepuscolari del buon senso in attesa di esultare alla incombente imbecillità tornata in auge e vestita a festa.
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