Sognando Ipanema

 

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In un mio precedente articolo scrivevo che “mi sarei fatto stanco e irriconoscibile fino ad imbarcarmi sul traghetto di Caronte che, come appare chiaro nel biglietto, carica solo anime e non cose terrene”, quasi a rinnegare l’impegno profuso per accumulare oggetti preziosi, mattoni, terre e monete d’oro.

Ebbene, ho ripensato ai miei buoni e nobili propositi. D’altronde, cosa volete, il tempo passa e, in quanto persone mature, diminuiscono le esigenze. E poi alla fine del nostro tempo non possiamo mica farci seppellire con tutti i nostri tesoretti! Ma non perché non sia possibile… piuttosto perchè becchini, figli e nipoti si arrubberebbero tutto prima di chiudere la cassa, con la scusa: “tanto cosa se ne farà ‘sto poveraccio?!”
Allora è meglio morire strafogato piuttosto che morigerato.

Mi sono reso conto che i buoni propositi del “ho vissuto una vita di piaceri, cosa posso desiderare se non una morte serena?” lascino il tempo che trovano. Cosa importa di ciò che ho fatto ieri? Ieri era ieri e mi sono già dimenticato. L’importante è sempre domani; ed ecco, allora, che, come fossi stato punto dalla zanzara della follia, mi rifaccio la dentiera, il pisello, la tinta ai capelli e il guardaroba a cominciare dai jeans strappati e le scarpe da ginnastica alla moda.

Poi, addobbato come un albero di Natale e con l’America express oro, me ne vado in giro per il mondo…oddio mondo proprio no, perché ho già in mente di passare il tempo che mi rimane andando a scelta in Brasile, Thailandia, Cuba e tutti quei Paesi che fanno parte, o facevano parte, della ex Unione Sovietica, dove ti coccolano col latte di cocco o di tetta procace manco fossi un bambino. Perché non sono mai state così numerose le tate che ti allattano come un neonato.

Se fossi una donna sceglierei altre destinazioni, ovviamente.

La società contemporanea del Bel Paese vive alla giornata e porta un santino in tasca dove c’è scritto che le uniche cose che hanno valore sono “il tempo”, “la libertà” e il TFR che ti tocca appena vai in pensione. A meno che non hai lavorato per lo Stato, come le maestre, per esempio, perché in quel caso i soldi di quel TFR te li danno tra qualche anno…ammesso che tu sia ancora in vita.
E quindi per loro ogni sogno è precluso: le donne devono accontentarsi del giretto al cimitero (perché sono tutte vedove a caccia dell’unico vedovo che si aggira spaesato tra i loculi) e per gli uomini il supermercato…altro che i culi di Ipanema!

Visto che sono un maschietto faccio una chiosa sulle vedove: donne grigie, dimesse e piagnone che, dopo la tua dipartita, fanno ciò che avevi desiderato per te. Solo che loro di solito iniziano con una crociera.