Quelle “foxes” di Salvini e Di Maio

 

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“Consiglio di volpi, tribolo di galline” è il proverbio toscano che ci pare appropriato per descrivere la strategia di Di Maio e Salvini, che in questo racconto di fantasia chiameremo “the foxes”.
La vittoria assoluta delle due forze politiche, un tempo divise e oggi magicamente inseparabili sotto l’ombrello di Conte (“chi?!”… direbbe un novello Renzi) si spiega in fondo facilmente alla luce di tre errori consequenziali compiuti dal centrosinistra.

Il primo errore ha radici profonde: quello di sentirsi custodi incontrastati della Cultura (con la C maiuscola) e referenti unici dei ceti popolari, come se fosse un privilegio acquisito in eterno, ereditato per sempre dal passato socialista (quando in “mezzo al popolo” la sinistra ci stava davvero). Ecco, tutto ciò ha fatto sì che quel capitale “culturale” detenuto e l’illusione del campare di rendita grazie alle lotte del passato si trasformasse in un “privilegio di status” che tradotto sta a significare nella spocchia snob del radical chic (visto come in poche righe ci siamo adeguati totalmente al linguaggio dell’intellighenzia “di sinistra”? Basta qualche parolone buttato là così…per far “caciara”).

Questa spocchia è divenuta col tempo a tal punto insopportabile che il suo popolo, stanco dei ripetuti epiteti di “razzista” e “ignorante” dispensati qua e là nei confronti di chi, sentendosi tradito, ha semplicemente smesso di votarli, ha deciso finalmente di mandare il ceto politico di sinistra a…quel Paese dov’era provenuto. Chi, invece, ancora continua a sostenerli può forgiarsi del titolo di “bravo cittadino” che il ceto politico ha pensato bene di poter dispensare: “io ti battezzo lo bravo cittadino” o “lo bravo intellettuale”, come Brancaleone da Norcia quando nominava a suo piacimento “cavaliere” colui che, per simpatia, inganno o ingenuità, era disposto a seguirlo nelle sue gesta.

Il secondo è consequenziale, perché comprati tre quarti di nobiltà a suon di “titoli” non potevano stare più col popolo, ma dalla parte dei banchieri a cui hanno profuso le fusa e una montagna di soldi che sono serviti per coprire gli ammanchi di un’altra montagna di soldi che, in ultima istanza, erano dei cittadini risparmiatori a cui le banche avevano sottratto il malloppo con l’inganno.

Conseguentemente, la terza non poteva essere che quella di difendere la “maman” di virginiana memoria, che aveva esaltato gli animi delle giacche blu americane, gli antenati dei democratici di oggi, con grande spargimento di sangue. Invece, in Italia non ne è stata versata, meno male, neanche una goccia perché lo scontro si è svolto in Parlamento dove volevano legiferare lo “Ius Soli” per accelerare l’integrazione tra uomo nero e uomo bianco a partire dai palazzi popolari delle periferie.

Capite bene che, per i due partiti antigovernativi, Lega e Movimento 5 Stelle, avere la maggioranza delle preferenze è stata una passeggiata domenicale fuori porta. Nel senso che, lui e lei, che non si piacevano si sono piaciuti. Si sono piaciuti al punto che, celebrato un bel matrimonio di interesse al fine di conquistare l’Italia, hanno ora deciso di espugnare l’Europa. Squadra che vince non si cambia.

Come? Con la strategia del Grande Fratello che hanno comperato a Porta Portese nel banchetto di un certo Rocco Casalino, il quale ha insegnato loro come si fa a riuscire indenni dal confessionale e da una telecamera che ti spia 24 ore su 24 (che poi oggi questo Grande Fratello si chiama internet e social network). Semplice: strumentalizzando ogni parola pronunciata e rovesciarla a proprio vantaggio contro l’avversario.

Il governo, dunque, ha basato la sua macchina del consenso su una strategia semplicissima: produrre un susseguirsi di parole dette a nuora perché suocera intenda.
Nella nostra storia l’arcigna suocera è l’Europa, a cui i the foxes vogliono far credere che una volta pagate le promesse agli elettori, si impegneranno, zitti zitti e buoni buoni, affinché il debito pubblico si riduca. Si riduca esattamente come vuole la suocera, cioè fino al punto di mandare il popolo in stracci come accaduto in Grecia. Quella stessa Grecia che oggi viene portata ad esempio in tutto il Continente come un uomo guarito, seppur ridotto a scheletro, grazie alle amorevoli cure ricevute da mamma Europa.   

I Celti, però, nel nostro caso, non hanno fatto i conti con “the foxes”, che pagati i debiti elettorali potranno avere dal popolo ancora più fiducia e uscire dalle elezioni europee dell’anno prossimo con un bottino elettorale che gli permetterà di condizionare l’Unione europea, al punto di cambiarne le regole a piacimento e vivere come “foxes” felici e contente.