Primo “fiducione” del nuovo governo sul Milleproroghe



Prima di iniziare a leggere si consiglia di avviare l’audio voce in mp3 - inserito qui sotto - che vi accompagnerà nella lettura.

 

Se la memoria non mi inganna, il Milleproroghe è quel decreto dove c’è dentro un po’ di tutto: ci infilano le cose più assurde per farle diventare legge dello Stato. Potrebbero metterci dentro il finanziamento per un eliporto a Capalbio per esempio, e noi, cittadini che paghiamo, non lo sapremmo mai. Sapete quella località esclusiva riservata ai VIP che si fanno portare al largo dai lussuosi elicotteri messi a disposizione da quei faccendieri che fanno i birichini con il fisco e qualche bustarella sempre pronta da pagare al politico di turno? Ecco, mentre le pale girano, loro fanno il bagnetto!

A tal proposito ricordate il film, diretto e interpretato da Alberto Sordi “Tutti dentro”? Il film è della metà degli anni Ottanta, parecchi anni prima di Tangentopoli, e narra la storia di un’inchiesta sulle tangenti che vede coinvolti importanti uomini politici, della finanza e degli affari che vengono arrestati da un brillante magistrato che spicca centinaia di mandati di cattura. Il simpatico personaggio, con il vezzo dei capelli lunghi, era stato inviato e trasportato a Monte Carlo su un lussuoso jet privato e, alla fine, viene accusato di collusione con gli indagati stessi, proprio mentre tentava di cogliere in flagranza uno di questi attaverso quello che oggi chiameremmo “agente provocatore.

È ciò che succede quando le acque si confondono e non si capisce più chi sono i “buoni” e i “cattivi”, chi i collusi e corrotti e chi gli onesti, chi è realmente per il cambiamento e chi lo agita soltanto per propaganda politica. Perchè il cambiamento, se è reale, deve iniziare anche dalla forma: non basta la sostanza rappresentata dal taglio dei vitalizi, dal decreto anticorruzione e dalle promesse di riforma della Fornero e del mondo del lavoro. che significa partire dalla forma? Significa farla finita una volta per tutte con l’anti-democraticità del ricatto del voto di fiducia, coniglio che si tira fuori dal cilindro ogni qual volta c’è necessità di approvare decreti urgentissimi e improrogabili come il Milleproroghe.

Per non perdere tempo si ricorre a colpi di fiducia parlamentare per sfornare un pacchetto legislativo e, al contempo, per rendere manifesta la forza dell’esecutivo attraverso “l’abbraccio” del parlamento.
Questa procedura aveva sempre fatto infuriare il Movimento 5 Stelle che la vedeva come il toro la muleta. Peccato che ora sembra che l’animale abbia perso la memoria.
In particolare, il “primo fiducione” di questo nuovo governo “del cambiamento” serve per rammentare che i tre quarti dei parlamentari sono alla loro prima e probabilmente ultima esperienza in questo mondo della cuccagna, dove non c’è da sporcarsi di grasso per scalarla e rompere la pentolaccia: perché ogni senatore e onorevole deputato hanno una cuccagna personale e senza grasso, ricoperta però di visone selvaggio canadese.  

Quindi, si tratta a tutti gli effetti di un “fiducione”, perché figurati se sono disposti a rinunciare alla cuccagna, sfiduciando il governo sul Milleproroghe o su qualsiasi altra cosa. Anzi, si mormora che, per non sbagliare, tutti i parlamentari abbiano consegnato ai Presidenti dei due rami del Parlamento una fiducia tout court in bianco, buona per qualsiasi cosa ci sia da approvare qualora venga chiesta la fiducia…fosse anche la dichiarazione di guerra ai marziani o la restaurazione dei confini europei voluta col congresso di Vienna nel 1815. Evviva quindi il cambiamento, da realizzarsi necessariamente e in ogni modo. Anche a colpi di “fiducioni” se necessario.