Ma chi sono i gattopardi italici!

Fuorviati dal colossal di Luchino Visconti “Il gattopardo”, l’immaginario collettivo ha sempre identificato i gattopardi nella sfarzosa nobiltà dei protagonisti del film, riconoscendo all’attore Burt Lancaster, alias principe di Lampedusa, il ruolo del nobile felino. Ma non è così, o almeno non lo è più da molto tempo.

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Il gattopardismo, cioè la disponibilità a cambiamenti di facciata per conservare opportunisticamente intatto il privilegio è sempre appartenuta, e appartiene, all’apparato burocratico dello Stato e delle grandi imprese che da esso dipendono.

Quello che preoccupa di più però sono i nuovi affiliati al gattopardismo italico, ci riferiamo ai tanti professionisti, bancari, piccoli imprenditori benestanti e commercianti che, negli ultimi decenni, sono passati dai Club service alle Logge massoniche per fare il grande salto: l’attestato che certifica l’appartenenza al circolo dei gattopardi che si esibiscono nel Circo del paese.

Ecco, questi sono i peggiori di tutti, perché saccenti, presuntuosi, invidiosi con tanta voglia di strafare, straparlare e sentirsi parte di quel mondo che una volta per benevolenza li mandava a comprare un pacchetto di sigarette: potete immaginare come si sentono oggi, direi molto più pavoni che gattopardi, ma questa è un’altra storia!

Ora cerchiamo di smascherare il gatto randagio tipo che, indossato il collare di gattopardo, frena la crescita della comunità per mantenere lo status quo e mascherare l’ignoranza tout court, che è cosa diversa rispetto allo charme e quella noia raffinata del colossal di Visconti. Un pellicola che oggi si proietterebbe sullo schermo con vestiti griffati appariscenti e le collane d’oro che non indossa più neanche Mario Brega; oltre ad ostentare i distintivi di appartenenza e un portamento con una buona caricatura di albagia.

Ma fino a qui, se si divertono loro, chi se ne frega, il punto è che vengono ascoltati dal popolo bue negli ambulatori, studi professionali, nella fabbrichetta o dai cassieri freschi di nomina promossi promotori finanziari, i quali ti vogliono fare investire i risparmi in diamanti – come è successo qualche anno fa; mi pare che sull’argomento specifico si stia adoperando la Confconsumatori di Parma.

Insomma, il pericolo è che più che gattopardi questi individui siano dei sorci morti nell’aspetto e anche nel fiato: un po’ come Camilla, la quale alitava in faccia a Ricuccio che la definiva na’ chiavica: ricordate il film “Il Marchese del Grillo”?

Dopo questa caricatura, tante domande e una verità avvilente, mi sono rivisto il film “Il gattopardo” di Visconti, tanto per rivivere il sogno di un mondo che ha ceduto il passo ai potentati di paese con lo stemmino portato non più con discrezione, ma grande come una patacca!

Tanto per sgomberare il campo dagli stereotipi, gli Agnelli e i Moratti, per esempio, appartengono ad un mondo che non conosce il nostro mondo, a loro non importa nulla di frenare lo sviluppo: i nemici del progresso e della modernità sono i gattopardi da Circo di paese… et voilà, mistero svelato!