Libia, resteremo tutti con uno sterco di cammello in mano

L’approvvigionamento di gas e petrolio è vitale per i quasi centotrenta milioni di persone tra francesi e italiani. Tutte le seghe mentali sui migranti, diritti umani, dittature e quant’altro sono marginali. 

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Certo, è preferibile se il fantoccio in doppiopetto (meglio se anche leccaculo) di turno è più amico di quel Paese piuttosto che dell’altro. Gli eserciti schierati sul fronte del deserto libico si chiamano ENI per l’Italia e TOTAL per la Francia. 

Intanto, al Bar dello sport, i cittadini del Bel Paese diventano strateghi di politica internazionale, perché abituati a parlare di calciatori dai nomi che terminano con una consonante. Si scagliano contro Emmanuel Macron, senza avere la minima idea del perché sia esploso il casino tra quelle tribù che solo Mohamed Gheddafi aveva saputo mettere attorno ad un tavolo. Ovviamente, con l’aiuto di un coltello piantato alla gola. 

Certo, a molti Gheddafi non stava simpatico. E ancor meno simpatico era il Mohamed che spadroneggiava e fantasticava di faraonici rimborsi che avrebbe dovuto ottenere la Libia dall’Italia per ripagare i danni del colonialismo italiano del secolo scorso. Ma soprattutto era per l’opinione pubblica detestabile quando veniva in Italia bardato da sultano con tanto di tende e servitori. 

Però, cosa importava se forniva sapientemente le sue preziose materie prime ai due Stati che oggi guerreggiano fra loro per lo stesso oro nero senza più intermediari? Oltretutto, sottoposti a pressioni internazionali che hanno i loro stessi scopi: avere un lingotto di quell’oro!

Siamo alle solite: gli esperti della diplomazia che si sono documentati su internet sono partiti “lancia in resta per andare allo duello”, come Brancaleone da Norcia e i suoi scudieri, con lo raffinato cavaliere che abita Versailles a contendere lo pozzo di oro nero. 

In questi ultimi anni, successivi all’assassinio senza senso di Gheddafi, ENEL e TOTAL hanno trovato il giusto compromesso per aggiudicarsi equamente, o quasi, le ricchezze del sottosuolo libico. I problemi arrivano sempre quando interviene quella politica pasticciona che si fa prendere la mano e parla per sentito dire.

Ritengo che, a questo punto, considerato lo scempio che viene fatto su donne, uomini e bambini, la comunità internazionale debba inviare moltissimi caschi blu e un commissario straordinario in grado pacificare la Libia. Un commissario ONU che rappresenti un sano schiaffone tanto per i capi tribù quanto per i Paesi bramosi di petrolio, affinché ricordi che è meglio dividere ciascuno una fetta di succulenta torta, piuttosto che mangiare da soli uno sterco di cammello.