Liberi e uguali di praticare la nobile arte di leccare culi

Un tempo ci si uccideva per delle idee. Oggi nessuno più è disposto a fare un sacrificio per degli ideali, al massimo si lotta per una poltrona o una posizione. 

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Un tempo si ragionava in nome di una collettività, una classe sociale, un popolo, una categoria o un gruppo di cui si era parte. Oggi prevale solo l’identità e l’identitarismo (cioè l’etichetta che ci appiccichiamo addosso), per cui il mondo inizia e finisce a partire dal proprio naso. 

Ogni cosa è in funzione del nostro proprio “culo”. Quindi, io mi sento furbo perchè fotto te che stai al mio fianco, sullo stesso gradino di questa infinita scala sociale, affinché tu vada più un basso. 

Al contempo, lecco il culo a chi sta un po’ più sopra di me, il quale a sua volta fa altrettanto con chi sta sopra di lui, nel mentre tenta di fottere me.
Cos’è l’uguaglianza oggi? È il diritto formale di essere uguali di fronte alla legge? E’ davvero avere gli stessi diritti e doveri?

Sandro Pertini diceva che non esiste libertà senza uguaglianza e giustizia sociale, e viceversa.

Quel che è evidente è che oggi non solo siamo lontani dal realizzare un’eguaglianza reale (in un mondo in cui i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono sempre più poveri, quindi la forbice si divarica ogni giorno di più), ma è proprio il principio stesso di uguaglianza che è stato corrotto. 

L’uguaglianza oggi non è altro che omologazione: siamo tutti sudditi e proni di una nuova forma di dispotismo (il grande capitale finanziario e l’esercito di banchieri e politici al loro servizio). 

Tutti in batteria, come polli di allevamento… con l’ambizione massima di fottere il nostro vicino, per raggiungere una posizione sociale più alta di quella che abbiamo. Come se fottere il nostro vicino comportasse divenire ruspanti, assaporare finalmente la libertà agognata.

Già, la libertà… altro principio corrotto. Come non esiste uguaglianza, così non esiste alcuna libertà nelle nostre esistenze. La libertà oggi coincide con l’arbitrio individuale: appunto quello di fottere il vicino, di scalare qualche gradino dell’immensa scala sociale, di poter consumare di più, di ottenere riconoscimenti di status, di potere e prestigio.

Come posso dirmi libero se il mio vicino è in catene? E come posso sostenere di essere uguale a un altro uomo, se questo “mio frattelo” è in catene? Finché non si recupererà la capacità di ripensare noi stessi come parte di una storia condivisa, come collettività che è a fondamento della società, come singolarità responsabili non solo del proprio benessere, ma di quello collettivo non si avanzerà di alcun passo. 

Occorrerebbe tornare ai principi reali del fondamento della rivoluzione moderna, quella francese, che sembrava avesse spazzato via definitivamente dalla storia quell’arbitrio del dominio dell’uomo sull’uomo che oggi sembra essere tornato prepotenetemente: libertà, uguaglianza, fraternità. Ripartire dal significato reale di questi principi, oggi trasformati in significati vuoti.

O davvero preferiamo continuare sulla strada di un individualismo sfrenato che ci illude di essere liberi ed uguali, come degli autisti delle auto da corsa a gareggiare per un traguardo. Che poi, quale sarebbe questo traguardo da raggiungere? La vita libera dell’aia, come il pollo ruspante?! Macché… il traguardo altro non è che la possibilità di praticare la nobile arte di leccare il culo a chi sta sopra di noi!