Lettera di un politico ravveduto

Ebbene lo confesso, mi assumo la responsabilità delle sventure di questo Paese. Se non avessi concesso la possibilità di pensionare i lavoratori dopo pochi anni di attività oggi sarei miliardario e sarei miliardario anche se non avessi privatizzato le banche, oltretutto con gli stessi privilegi di quando erano pubbliche. Accidenti, sarei miliardario ancora di più.

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Sono colpevole di tante altre cose e il confessore non me ne vorrà se li sintetizzo nelle parole “ho peccato di tutto e di più”. E aggiungo a quel Santo uomo che mi sta ad ascoltare “lei, padre, pensi al peggio di ogni cosa e la decuplichi”. Si, ho commesso le cose più terribili.

L’insieme delle mie colpe ha scatenato una corsa in discesa che ha permesso ad ogni italico l’emulazione di tutte le porcherie che ho combinato e, come si sa, quando si corre in discesa tutti partecipano alla competizione.
Il collasso italiano non è avvenuto per una sola cosa, ma per tante cose: dalla scuola alla burocrazia, dai lavori pubblici all’ambiente, dalla cultura al cinema e lascio al lettore il compito di allungare la lista all’infinito; sì, all’infinito, perché non pensavo di essere così pazzo da combinare tante stupidaggini.

Ma quella delle banche a “il gatto e la volpe” e le pensioni concesse ai bambini sono state deflagranti come le due bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki, talmente orripilanti che dopo oltre settant’anni siamo ancora così sconvolti che, a parte il proliferare degli armamenti, nessuno si è più azzardato a farne esplodere più una per offesa.

Il punto drammatico di queste mie ciclopiche colpe è capire, dopo tanti anni, se ero deficiente o se deficienti fossero le persone che mi hanno permesso di combinarle tanto grosse. Eppure bastava un minimo di visione politica per comprendere che è anche diseducativo pensionare i bambini, così come dare a dei privati cittadini la possibilità di gestire i soldi dei risparmiatori, ma come si poteva credere che tutto sarebbe andato liscio!?

Qualcuno, anche se con pudore, dice che c’era la Banca d’Italia a badare che tutto si svolgesse al meglio, solo che nessuno aveva immaginato che sarebbero arrivati gli Antonio Fazio a sovraintendere la “baracca”: eppure Andreotti le parole “a pensare male è peccato però di solito ci si azzecca” le aveva già pronunciate.

Cosa potevamo aspettarci dall’imprenditore Berlusconi che, nel 1994, ha dato nuove prospettive al Paese pensando che l’Italia fosse una squadra del Milan con 60 milioni di giocatori in campo, e cosa potevamo aspettarci da Prodi che, anni dopo, aveva preso in mano le redini dell’Italia, che portava come esperienza le parole “vendo tutto” come aveva fatto all’IRI?!

Oggi i sapientoni di ieri dicono di questi parvenu della politica che governano con il metodo “grande fratello”, quando ogni movimento e ogni parola era condizionato da telecamere e microfoni 24 ore su 24. Un po’ come il lavoro delle badanti che si prendono cura delle persone anziane e un po’ rimbambite.
Oltretutto pensano che il Paese debba essere purificato dai peccati e cercano di dare conforto ai più deboli praticando la terapia del reddito di cittadinanza, ma senza la possibilità di stampare moneta mi chiedo dove trovino i soldi. Perché queste cifre le possiedono solo i gattopardi!

Ora, di questi ultimi accadimenti anche se me ne assumo le colpe non avendo colpe, ho comunque messo a disposizione la mia testa e non torno sulla mia decisione…perché di quanto accaduto è solo colpa mia!

Immagine:  Oreste inseguito dalle Erinni (“Il rimorso di Oreste”, opera di William-Adolphe Bouguereau, 1862)