L’elettore sul lettino dello psicanalista 

Non si danno pace i partiti politici di mezza Europa. Non si dà pace l’Europa che vista l’abbondanza su cui campa – perché oltre mille miliardi da spendere nei prossimi anni per calcolare la lunghezza del cetriolo e la misura delle vongole che si producono a Chioggia – lascia nelle casse più di quanto le occorrerebbe.

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Oltre i partiti neanche i sociologi riescono a spiegare le ragioni che hanno fatto saltare gli schemi che nel Novecento avevano visto i partiti protagonisti delle conquiste sociali e garantito libertà e democrazia.

La loro progressiva e drammatica caduta si è palesata al grande pubblico quando in Francia solo l’anno scorso uno sconosciuto Emmanuel Macron e la sua mogliamma conquistavano i francesi.

Nonostante i problemi che vive il Continente e l’Italia in particolare, tutto è stato dimenticato in fretta e furia… anche perché mamma Europa è prontamente intervenuta a dire che non era successo un cetriolo.

Ora, in Italia, Paese fondatore d’Europa, succede che oltre la metà degli elettori il 4 marzo ha lasciato alla storia Peppone e don Camillo per armarsi di un lapis e, con esso, conquistare il sogno del cambiamento… senza sapere di cosa si trattasse, in cosa consistesse questo cambiamento e, soprattutto, chi fossero i traghettatori

Ma i partiti tradizionali non si danno pace, e mandati a fanculo i sondaggisti, si sono rivolti agli psicologi per capire cosa fosse successo.

L’esito di tali sedute analitiche è stato sconfortante, in quanto sono stati molti gli elettori che sotto ipnosi hanno manifestato la loro incazzatura e spiegato di aver votato affinché andasse tutto allo sfascio. Tanti altri, invece, hanno confessato: “meglio un reddito di cittadinanza subito che la speranza di un’Europa domani!”

I partiti, tranquillizzati dall’esito dell’indagine, sono tornati speranzosi nelle sacrestie e nelle sedi delle sezioni impolverate, ripensando al famoso metodo del “prima la scarpa destra, dopo il voto anche quella sinistra”… promesse degne di Lauro, sindaco di Napoli degli anni Cinquanta.

Siamo contenti, tutto sommato, del fatto che i gattopardi siano ancora lì, attaccati alle loro poltrone che, tra poco, metteranno radici nel terreno… a cambiare tutto, affinché nulla cambi!