Italiani impoveriti alla riscossa

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Il titolo appare rivoluzionario, ma in realtà vorrebbe risultare grottesco, o per lo meno tra il serio e il faceto. Gli italiani si sono illusi del fatto che il governo del cambiamento li avrebbe guidati alla riscossa dopo la crisi e l’ascesa della terza Repubblica da Mario Monti in poi.

Ma cosa c’entra Mario Monti? Beh, Mario Monti c’entra sempre e a prescindere, perché gli impoveriti, nell’immaginario collettivo, sono ancora sotto choc da quel freddo e umido novembre 2011, quando un Berlusconi, vittima dei suoi amori femminili, veniva redarguito severamente al punto da lasciare la campanella al bocconiano a cui prudevano le mani per prendere a sberle gli italici già piegati dalle sofferenze, ai quali il Professore assieme alla Fornero hanno aggiunto ulteriori patimenti. Non ci credete? Andate a dirlo a qualche esodato!

Per tornare al governo del cambiamento, la nuova guardia governante ha decisamente trovato terreno fertile su cui seminare quelle promesse e quell’aspettativa di rinnovamento che ha germogliato nel 2013 per poi maturare definitivamente cinque anni più tardi. Una volta giunti alla guida del timone, però – almeno a giudicare dalle  prime mosse – ci stanno quasi facendo rimpiangere il senatore a vita nominato da re Giorgio appositamente per conferirgli l’incarico di governo.
Il “cambiamento”, o presunto tale, infatti, sta facendo un casino. Non si capisce un piffero di quello che fa, a parte una continua campagna elettorale. Qualcuno dice che i nuovi devono imparare come si guida la macchina. Va bene, per carità, ma devono proprio farlo in mezzo alla folla degli impoveriti? Andassero in aperta campagna, piuttosto!

La fissa di punire i Benetton, gestori della A10 dove il ponte Morandi è crollato ha allungato i tempi della sua ricostruzione all’infinito, tutto in nome di uno pseudo rivoluzionarismo che nulla ha a che fare con le regole del buon senso e l’arte del compromesso e della mediazione, necessari in politica. Avrebbero dovuto ascoltare il presidente della Liguria Toti e il sindaco di Genova Bucci, anziché ignorarli.
Eppure Grillo è un genovese, accidenti! Ah, forse è proprio per questo che ha le sue personali antipatie.

Riguardo al gasdotto pugliese e alla Torino Lione, invece, oggi siamo alle comiche! Ma porca miseria, quando parlano sanno cosa dicono? La storia dei 20 miliardi come penale da corrispondere qualora i lavori della TAP cessassero è una balla, una sciocchezza! Chiunque si rende conto che la cifra sparata probabilmente si riferisce non alle penali, bensì ai costi dell’intera realizzazione della ciclopica opera che va “Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno”, come cita “Il Cinque Maggio” del Manzoni.

Il famigerato reddito di cittadinanza è diventato come una corsa pazza sulle dune del deserto con una Dune buggy. Non si capisce chi andrebbe in galera e chi no qualora si dichiarasse il falso, se avrebbero diritto anche gli extracomunitari regolari, i criteri e le modalità di accesso a quello che è a tutti gli effetti oramai un sussidio, un’elemosina appena migliore degli 80 euro di Renzi. E, dulcis in fundo, le perplessità che si sono create facendo due conti su chi non trova occupazione.

Tentiamo di spiegarci meglio, ma se i disoccupati che hanno diritto al reddito sono sei milioni e ciascuno di loro vengono offerti tre posti di impiego, siamo sicuri che sono disponibili 18milioni di posti di lavoro? E allora perché questi presunti aventi diritto sono poveri e disoccupati?!

E con questa riflessione amletica, intanto, la classe dirigente del governo gialloverde ha conquistato la cuccagna e si sono spartiti tutti i posti remunerativi e di comando contenuti nella pentolaccia. Quindi tanto sprovveduti evidentemente non lo sono… esattamente come i loro predecessori! E questo alla faccia del cambiamento per venire in aiuto agli impoveriti.

No, davvero, non sto pensando ai gattopardi che avranno pure tanti difetti, ma non meritano di essere paragonati a codesti personaggi animati dalla solita abbuffata di potere.