Il giorno della cicala

Pensate se, ancora in gamba e benestanti, decideste che l’esperienza terrena sia una cosa da archiviare; una decisione serena, cosciente, dove finalmente, mentre preparate i bagagli per il viaggio, pensate a come passare e cosa fare l’ultimo giorno prima della partenza.

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Insomma, vivere più intensamente possibile quelle esperienze represse, finalmente senza più compromessi.
Ecco, per essere felici, nei tempi che viviamo, bisogna ribaltare la metafora della cicala e della formica.

Mai più rinunce di un’intera esistenza per sgranocchiare qualcosa quando si è vecchi e, oltretutto, senza denti. Piuttosto, sbafarsi il latte dolce della noce di cocco sotto la palma con una bellissima donna esotica che muove l’aria per te, come vivessi nell’antica Roma!
Rivalutare il dolce far nulla della cicala, dovrebbe essere compito delle organizzazioni mondiali che hanno a cuore la felicità dell’uomo… altro che la fustigazione del suo Spirito!

La gioia di vivere dovrebbe essere lo stato dell’essere umano, ancora oggi purtroppo indirizzato alle privazioni e alla repressione del piacere. Che poi significa non dar ascolto a coloro che vendono i cilici, raccontandoti che quanto più sopporti il dolore, tanto più forte sarà la Fede.
Ma di cosa parlano questi ladri dell’anima? Perché sono tanto interessati alla nostra infelicità? Cosa ci guadagnano dagli uomini disperati, se non la loro stessa disperazione?!

Ecco, fosse solo per questo, darsi alla pazza gioia l’ultimo giorno di vita ti permette di guardare in faccia il Diavolo, per dirgli che sei immensamente felice: “oggi faccio tutto ciò che voglio e tu per me non esisti! E sai perché non esisti? Perché l’anima l’ho già venduta alle forze del bene, le quali in cambio mi hanno promesso che, da domani in poi, si festeggerà il giorno della cicala!”. Altro che mele proibite ed Eden perduti. Il paradiso è qui ed ora ed ho diritto di assaporarlo appieno.