Il Bar dell’Europa dei campanelli

Una volta al Bar dello Sport si parlava di calcio, era il luogo dove i lavoratori si ritrovavano la sera e nei giorni di festa. E, tra un un caffè e un bianchetto di troppo, alzavano i toni per difendere la squadra del cuore, per massacrare scientemente l’arbitro sempre e comunque.

Ascolta

 

Le chiacchierate non finivano mai, al punto che, ad una certa ora, venivano buttati simpaticamente fuori dal locale. Dopodiché, una volta all’esterno, ognuno di loro continuava a difendere le proprie ragioni. Nei piccoli paesi, specialmente la domenica sera, era frequente l’affacciarsi alla finestra della nonnina, disturbata dai toni alti delle voci, che dava degli scansafatiche ai tifosi invitandoli ad andare a lavorare.

Da quando il calcio è diventato uno sport d’élite, in quanto è possibile vederlo sono sui canali a pagamento, quello stesso ceto medio di lavoratori negli anni Duemila aveva di fatto ribattezzato il Bar dello Sport in Bar della Borsa valori, perché non c’era luogo dove lo schermo della televisione era costantemente acceso sui titoli azionari.
Gli ex tifosi di calcio si davano arie da banchieri parlando di finanza. Sappiamo come è andata a finire: un po’ tutti sono stati spennati a dovere come tacchini nel giorno di Natale!

Oggi, assistiamo ad un altro fenomeno curioso: quelle stesse persone uscite rovinosamente dalla crisi dell’ultimo decennio, si ritrovano nel Bar dello Sport rinominato per l’occasione Bar dell’Europa dei campanelli.

Gente che dopo aver perso il lavoro e chiuso l’azienda, spossessati degli ultimi risparmi rapinati in gran parte dalle ex banche popolari, discute animatamente sulle grandi opportunità dell’Europa che difende con convinzione. Così come è entusiasta dell’operato di Santo Mario Draghi alla BCE, il quale – ci raccontano – “con l’immissione di liquidità, prima di 80 miliardi di euro al mese e ora di 30, ha salvato l’Unione e soprattutto l’Italia: viva Draghi, viva l’Europa!”

La domanda sorge spontanea, diceva Antonio Lubrano: ma cosa piffero frega a queste persone quasi indigenti di parlare di finanza, economia, Europa e BCE e di tutti quei responsabili della mattanza del ceto di lavoratori che, dopo una settimana di lavoro indefesso (perché erano in condizione di svolgerlo) avevano come passatempo quello di discutere di calcio al Bar dello Sport?

Quando sei alla disperazione, così come molti italiani lo sono (gli ultimi dati parlano di 18milioni a rischio povertà), si dovrebbe avere uno spirito rivoluzionario più che finanziario, o no? Certo che i tempi sono davvero cambiati! Gli ideali sono sotto la polvere da qualche parte in soffitta e la dignità e l’onore sono ormai semplici sostantivi che abbiamo relegato nei libri di storia.

Un mondo così ostinatamente costretto a campare alla giornata e privato della libertà; un mondo che non sa ricorrere la fantasia perché rimbecillito dai social e dalla rete, può solo sparare cazzate come i frequentatori del Bar dello Sport di ieri, oggi ribattezzato “Bar dell’Europa dei campanelli”.