I voyeur di ultima generazione

Ascolta

 

Curiosare in maniera quasi morbosa sui profili social degli altri ed eccitarsi spiando le loro nudità ci ricorda l’avvenente Laura Antonelli spiata dal buco della serratura nel film “Malizia” di Salvatore Samperi, pellicola che nel lontano 1973 incassò 5 MLD di lire, cifra stratosferica per quei tempi.

Da quella fessura i viziosi danno la massima spinta alla loro fantasia e interpretano non il reale, ma quello che vogliono vedere: immagineranno un tanga colorato o un ventre a tartaruga dietro comuni mutande di lana di una donna o la pancetta di un uomo.

I guardoni già si svegliano di soprassalto in piena notte, e tutti sudati, non per cattiva digestione, per immergersi nelle foto postate dal vicino di casa che se la tira per la macchina nuova quando invece si vede benissimo che è usata, perché zumando si nota che i pneumatici sono consumati.

Veniamo assaliti da indignazione e sconcerto solo quando conosciamo di persona la persona spiata: vedere il suo viso ringiovanito, abilmente ritoccato non dalla liposuzione e dai lifting, ma grazie alle diavolerie di photoshop ci fa letteralmente infuriare. Capiamo subito il trucco, senza che ci sia alcun “parrucco”. Per non parlare delle foto del conto dei ristoranti e pure dei centri benessere: possibile – pensiamo – che Giuseppe e Maria si possono permettere tali lussi?

È tutta una mania per non guardare se stessi e le miserie umane che ognuno di noi si porta come fardello sulle spalle. Tutto male, allora? Ma no, tutto bene, direi, perché i voyeur di ultima generazione non fanno male a nessuno. Semplicemente spiano quello che altri hanno pubblicato con il desiderio di condividere la propria vita, con l’illusione di partecipare in questo modo alla vita sociale.

Del resto, l’amicizia o la richiesta per essere follower si chiede quando ci si sente soli. E allora ben vengano i social, anche se in molti faranno polpette di quello che posti. E se poi i guardoni andranno a fare le pulci a quello che hai pubblicato poco importa.

L’importante è che nel conto finale ogni uomo si senta parte di quella comunità di cui pensava di essere escluso.