• domenica , 19 novembre 2017

In ginocchio miei rosatellum, io vi nomino cavalieri

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Re Artù nominava i cavalieri della tavola rotonda e che male c’è se i segretari dei partiti fanno la stessa cosa? Perché ci meravigliamo di ciò che è sempre accaduto? Vi dirò di più, oggi finalmente non siamo più a Camelot dove, anche se la favola ci racconta della generosità del re, egli era pur sempre un re e come tale decideva chi doveva vivere o morire; oppure essere elevato al grado di cavaliere con tanto di spadone, scudo, armatura e cavallo!

ascolta

 

Non abitiamo più nel regno più blasonato delle favole, tantomeno i condottieri saranno disposti a dare la vita, ma, per Dio, anche noi abbiamo molti Lancillotto: Lancillotto Berlusconi, Lancillotto Renzi, Lancillotto Verdini, sempre pronto a dare la vita per il re; Lancillotto Bersani e Lancillotto Alfano, ecco quest’ultimo forse è l’unico a destare qualche perplessità, perché ancora non parla perfettamente il camelotese e questo potrebbe essere un problema.

Comunque, a seguire ci sono i Lancillotto Grillo, Casaleggio, Di Maio e Di Battista e ci scusiamo con gli altri se non facciamo i nomi altrimenti il racconto diventa lungo come la barzelletta di Gigi Proietti; quella del cavaliere nero e del cavaliere bianco e non ci basterebbero parecchie pagine per nominarli tutti.

Se tutto ciò non è sufficiente e non vi convince, ricordiamo agli smemorati che la democrazia nel nostro Paese è consolidata già da qualche anno e i Lancillotto che da noi hanno sostituito re Artù, da quando è partito Umberto, a loro volta possono nominare gli altri cavalieri un po’ meno cavalieri, tipo i deputati e i senatori fino a mille; non si è mai vista tanta abbondanza di nobili senza cavallo in un colpo solo.

Oddio, un problemino c’è, ma verrà risolto al più presto, si tratta dei cavalieri prescelti, ognuno dei quali vorrebbe lo spadone migliore, per le bardature invece si atterrano ai colori delle rispettive casate; i forzisti indosseranno le magliette rosso-nere, i leghisti verdi, gli ulivisti rimarranno col classico ramoscello d’ulivo in mano e così via fino a contendersi le poltrone più ambite.

Insomma, faranno dressage di presidenze di commissioni, sottosegretariati, ministeri e tutto ciò che ci sarà da montare lo monteranno, a parte il cavallo base che era già loro e lo hanno “mangiato” subito. La storia dei nobili cavalieri, prima fedeli ai porcellum e poi all’italicum, appena saranno ri-nominati da Re rosatellum monteranno il cavallo con tale abilità da fare a invidia a re Artù, Lancillotto e i cavalieri della tavola rotonda, i quali schiatteranno d’invidia quando verranno a sapere dei dodici che erano ieri, oggi passeranno quasi a 1.000.

E poi re Artù, i cavalieri e gli abitanti di Camelot ci volevano insegnare la libertà e la democrazia, a noi? I rosatellum 2.0 band!

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