Eremitare col cilicio fa bene allo spirito, ma non alla pelle

Se entrassi subito nella storia dell’eremitare, non leggereste più la parte avvincente che, come in un giallo di Agatha Cristi, mi accingo a raccontare.

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Successe per caso, nel senso che tutto sembrava andasse bene, finché un giorno di tarda primavera (era la fine di maggio), un episodio non mi fece riflettere su un comportamento eccessivo e non richiesto da parte di un serioso signore di mezza età.

Si trattava di un personaggio a cui avevo espresso la volontà di lasciare che lui stesso potesse portare avanti un mio progetto che, mi disse, lo appassionava particolarmente. Sosteneva infatti di aver già sperimentato lo stesso progetto che avevo in mente, senza però trovare fortuna, ma così come era stato strutturato gli sembrava ideale per aver successo. Presto fatto, ho subito lasciato il volante sedendomi addirittura dietro, per non dare l’idea che volessi fare il navigatore, proprio perché riponevo in lui un’immensa fiducia.

Poi, però, le sue improvvise delusioni lo portarono a vedere l’avventura come una lunga traversata artica, fino a demotivare l’equipe che gli avevo servito su un piatto d’argento e messo a disposizione: ragazzi esperti e pieni di entusiasmo che sarebbero andati addirittura sulla luna pur di essere ricordati come attendenti del comandante Nobile. Per questi De Coubertin era un esempio da seguire. Per loro le parole “importante è partecipare” era una roba seria.

Nonostante ciò, ormai, il nostro eroe, che non era più tale, venne scoperto dai suoi fedelissimi con un paio di cilici che si martoriava la schiena e contemporaneamente le cosce, con grande sconcerto da parte di coloro che pendevano dalle sue labbra.
E lui invece, cosa fa? Si cilicia pure i maroni! Ma i miei ragazzi non si sono persi d’animo e hanno iniziato a eremitare con grande lena.

Certo, avrebbero potuto sostituirsi al conducente, ma la paura di essere ciliciati a loro volta è stata tale che non avevano altra via se non eremitare. Così, nel Pack ci sono andati attrezzati di fuoristrada con gomme chiodate, tende a prova di gelo, gallette, acqua e caffè. A quel punto la traversata artica è durata poche ore e hanno potuto ricoverare in ospedale il ciliciato che in mezzo ai ghiacci si era provocato una spiacevole infezione sulla pelle…togliendoselo dalle scatole con gran sollievo e continuando quell’eremitare pieno di vita.