Dopo di me il diluvio

“Après moi le deluge” è una frase attribuita a Luigi XV, che pare abbia pronunciato durante una conversazione con la marchesa di Pompadour per porre fine alle sollecitazioni di chi lo accusava di fregarsene degli affari di stato. 

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Luigi Di Maio non è certo il re di Francia, ma si prevedono nubi rivoluzionarie se invece non gli verrà permesso di giocare al presidente del Consiglio per governare l’Italia.

Ma cosa dice Gigino? Accidenti, non lo avete sentito? Ci racconta dei suoi 338 parlamentari come “scarrafoni belli a mamma soja”; li ostenta non per amministrare il Paese, ma per minacciarlo: sostiene che avere sotto il suo comando un terzo del Parlamento gli dà il diritto di aspirare alla corona. 

Non solo, è convinto che il popolo lo vuole! Lo vuole? Non lo so, ma per scoprirlo deve convincere senatori e deputati, degli altri partiti, a cambiare la legge elettorale proporzionale con una interamente maggioritaria; altrimenti col nostro attuale sistema ci sembra azzardoso pretendere quella corona, che era difficile ottenere anche per la Democrazia Cristiana ai tempi del massimo splendore! 

Addebitare al Presidente della Repubblica Sergio Matrarella, lo stesso vizietto del suo predecessore nel favorire a mitraglia un governo dietro l’altro non espressione degli elettori, ci sembra ingeneroso! 

Compito del Quirinale è quello di rappresentare e garantire l’unità nazionale, altro che ascoltare interpretazioni sui generis che parlano di fantomatiche maggioranze volute dal popolo: la legge cita che per governare è necessario avere la metà dei consensi parlamentari, più uno! Ed è  proprio questo che il nostro Presidente deve favorire perché nasca un nuovo Governo! 

Ovvio, se poi il vizietto di Giorgio Napolitano si dovesse perpetuare per mezzo del suo successore, allora l’on. Luigi Di Maio avrebbe ragione di esprimere, magari con più chiarezza, quel dissenso che per il momento riteniamo inopportuno, in quanto privo di fondamento. Sperem!