Cottarelli: ‘nominiamo 500 manager e ce ne andiamo’



Nessuno ha offeso nessuno. Si tratta in realtà di tutta una pantomima finalizzata ad accaparrarsi il filetto di questa succosa bistecca per poi lasciare l’osso alla plebaglia. Ma di cosa parliamo? parliamo della imminente nomina di circa 500 manager pubblici che governeranno il potere nel prossimi anni. Altro che il Parlamento!

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Ci riferiamo allo scontro istituzionale che per il vincitore ha come premio l’accaparramento della gestione di aziende pubbliche che amministrano cifre da capogiro: il governo e gli italiani possono attendere!

Da come sono andate a finire le cose, mi pare che la baruffa per il ghiotto boccone sia finita a favore dei gattopardi, i quali da sempre tengono ben fermo con le zampe davanti l’osso mentre si sbafano la carne.

Movimento 5 Stelle e Lega hanno cercato di distrarre il felino con il sorriso accattivante di Di Maio, mentre Salvini cercava di rusparsi la succosa bistecca, solo che i denti della ruspa non sono risultati forti come i canini gialli del gattopardo, da sempre abituato ad affondarli “ner mejo boccone”, direbbe Belli il poeta…solo che qui di poesia ce n’e ben poca!

Il potere vero di ogni Paese sta in queste cose pagane. Non si governa con lo Spirito Santo, ma con il denaro e il potere che da esso ne deriva.
Lega e M5s hanno assolutamente bisogno di gestire la cassa del reggimento, altrimenti non potranno mettere in pratica le loro buone intenzioni. Il punto è che promettere quando non si ha un soldo è facile; bisogna vedere, invece, una volta aperto il forziere e contati i quattrini, quanto si è poi disposti a disfarsene per mantenere le promesse.

Ormai, però, per come stanno le cose oggi, dobbiamo rassegnarci ad aspettare gli anni a venire per valutare alla prova dei fatti i due campioni dell’arena politica, i quali per il momento hanno conquistato solo la simpatia degli spettatori.
A tal proposito, mi vengono in mente le parole del vecchio gladiatore che, preso in simpatia dall’ex generale romano Massimo Meridio (ribattezzato “l’ispanico” dalla folla esaltata dalle sue gesta), suggeriva a quest’ultimo di conquistare le simpatie della folla per conquistare a sua volta il potere.

E penso al fatto che non e cambiato nulla: siamo ancora ai tempi dei giochi del Colosseo, dove chi vince è sempre l’imperatore, il quale se ne sta sulla tribuna in alto, sempre con quel pollice artritico che non si capisce mai se è rivolto in basso o in alto, ma che serve a tenere in ansia la tifoseria del pubblico.

Mettiamoci l’anima in pace: nonostante siano trascorsi millenni, esistono ancora nobili (loro) e plebei (noi). Poi ogni tanto esce fuori, inaspettatamente, qualche tribuno della plebe: un Salvini o un Di Maio… ammesso che siano davvero in buona fede e non giochino anche loro a fare i gattopardi e perfino accordandosi con essi, nel mentre fingono di domarli.

A proposito, sembra che dopo il veto di Mattarella la Lega abbia guadagnato altri punti di consenso. Almeno questo è quanto dicono gli ultimi sondaggi…