Adulatori del Dio “like”


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Provate a pensare se domani mattina dovessero sparire d’improvviso i “like”, quel pollice rivolto verso l’alto che esaltava le folle già ai tempi dell’antica Roma imperiale.
Erano gli imperatori, infatti, ad aver intuito per primi quanto fosse importante il consenso dei cittadini pur potendoli piegare con la forza a piacimento. Capivano che assecondare i desideri del popolo li avrebbe condotti ad essere non solo ubbiditi, ma amati.

I like, di quel tempo, erano gli applausi e le urla degli spettatori durante i giochi nelle arene che significavano l’approvazione per le scelte dell’imperatore, il quale mostrava il pollice “versus” o contrario in merito ad una scelta che era personale ovviamente ma fatta in base a un calcolo del consenso che avrebbe potuto ottenere. Popolo e imperatore, durante i giochi circensi, erano una cosa sola. Al “piacere”, cioè alla manifestazione di gradimento, dell’uno corrispondeva il “piacere” dell’altro.

Sarebbe impossibile rivivere quei tempi? Direi proprio di no, perché quei tempi non sono mai terminati. Semmai, si sono modificati i modi di produzione e registrazione del consenso, ma la spasmodica ricerca di acclamazione e di gratificazione dell’uomo nei confronti del proprio operato è sempre la stessa.
Cosa volete, oggi siamo parecchi miliardi di uomini rispetto ai numeri infinitamente inferiori del tempo, ma gli stadi “digitali” ospitano gare sportive, concerti e comizi elettorali, ora proprio come allora. Con la differenza che, allo stesso momento, grazie alla tecnologia digitale, possono essere visti da centinai di milioni di persone adulatori del Dio “like”.

La ricerca del consenso e del compiacimento è diventata un virus che serpeggia in ogni individuo che, nella modernità della rete, si può esprimere senza il permesso del Re, così da misurare il proprio successo dalla quantità di like ricevuti per ogni cosa. La sorpresa, semmai, è per quegli uomini, più intelligenti della media o semplicemente disinteressati alla vanagloria, quando sono consapevoli di aver pubblicato delle sciocchezze e mentre si aspettano un “vaffa” si ritrovano inondati di scroscianti like.

Però la tenacia di pubblicare ogni cosa che passa per la testa a volte è premiante, perché chi ha molti followers può trasformare i like che riceve in euro sonanti: il caso Ferragni insegna e ha fatto scuola. La vicenda del Conte di Montecristo è sempre nel cuore di ogni uomo che sogna la vendetta e il riscatto sociale, con una sola differenza: ieri attraverso la spada e il confronto vivo, oggi attraverso i like. Come biasimare, dunque, i novelli adulatori del Dio-like?!