INTERVISTA a Pierre de Coubertin

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Domani a Rio de Janeiro, sotto il fuoco incrociato delle critiche, inizia la trentunesima edizione dei Giochi Olimpici. Per questa occasione abbiamo trovato una frase di Bill Bowerman: “if you have a body, you are an athlete”

Il sei aprile del 1896 – a Atene – vengono inaugurati i primi giochi olimpici moderni. Sono soltanto quattordici le nazioni che partecipano ma – la rivoluzione industriale contagia anche lo sport – una nuova epoca spalanca le porte ai popoli più diversi che in quei giorni misuravano la loro bravura seguendo la citazione del suo promotore, il barone Pierre de Coubertin: “l’importante non è vincere ma partecipare”.

Ermete – barone, quel giorno, ad Atene, il mondo dello sport cerca l’immortalità nel ricordo… io c’ero! Un posto tra le celebrità della storia sportiva del momento. Perché oggi non è più così? La sua nobile frase “l’importante non è vincere ma partecipare” sembra essersi sbriciolata dal susseguirsi degli eventi… deluso?

Pierre de Coubertin – il desiderio di salire sul podio della vittoria non è affatto tramontato, anzi, se permette ogni olimpiade rinasce a nuova vita perché offre la possibilità ad atleti e, per certi versi, anche a Paesi meno noti di guadagnare l’immortalità dentro la storia dello sport. Dorando Petri ne è un esempio, ma ce ne sono tanti altri!

Ermete – quali sono state le ultime olimpiadi dove la medaglia d’oro l’ha vinta la speranza di un domani migliore?

Pierre de Coubertin – la mia risposta sarà scontata e forse anche banale ma ogni olimpiade ha il suo fascino, la sua particolarità, il suo splendore, e questo non è dato dal luogo o dalla sontuosità dell’ospite… ma solo dagli atleti.

La possibilità di partecipare a nuovi record – ecco – queste sono le olimpiadi.

Ermete – cosa vuole dire barone, si spieghi meglio…

Pierre de Coubertin – le olimpiadi sono figlie dirette delle tre parole che hanno infiammato i cuori e l’anima della rivoluzione francese: libertà, fraternità e uguaglianza. Ogni atleta è protagonista con pari dignità, che arrivi primo o ultimo non ha importanza, perché entusiasmante è partecipare, e tagliare il traguardo è sempre esaltante e commovente allo stesso tempo!

Ermete – come ricorda le olimpiadi di Roma?

Pierre de Coubertin – come le olimpiadi della speranza, un trampolino di lancio per una città è una nazione che si misuravano con il traguardo del rigore del risparmio e dell’operosità. Le olimpiadi di Livio Berruti. Non devo aggiungere nulla a quei momenti che hanno segnato un’epoca per l’Italia e per il mondo.

Ermete – mi parli delle ultime olimpiadi dello sfarzo?

Pierre de Coubertin – Londra e Pechino.

Ermete – ora le chiedo quelle che hanno lasciato un segno indelebile?

Pierre de Coubertin – sono state le due olimpiadi che si sono tenute in Germania, ma per motivi diversi tra loro. La vittoria di quattro medaglie d’oro di Jesse Owens, che umiliò il regime nazista durante le olimpiadi di Berlino del 1936, e quelle di Monaco di Baviera, del 1972, quando per un attacco terroristico di “settembre nero” trovarono la morte undici atleti israeliani, cinque terroristi è un poliziotto.

Ermete – era il 1896 quando Atene ospita i giochi di ultima generazione, cosa succede?

Pierre de Coubertin – pensi Ermete, nonostante la Grecia fosse anche allora preda di una brutta crisi economica, alle 15,30 del 6 aprile 1896, re Giorgio I allo stadio Panathinaiko di Atene dichiarò aperte le prime Olimpiadi moderne: 14 le nazioni in gara – Australia, Austria, Bulgaria, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Ungheria – benché con enormi differenze tra una delegazione e l’altra (dai 169 atleti greci all’unico atleta presentato da Australia, Svezia, Cile, Bulgaria e Italia), 9 gli sport in programma (atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, tennis, tiro, scherma e sollevamento pesi) e nessun partecipante di sesso femminile, in ottemperanza alla tradizione antica e soprattutto alla visione vittoriana del ruolo della donna.

Ermete – parliamo delle ultime, quelle che inizieranno a Rio de Janeiro domani mattina…

Pierre de Coubertin – sono deluso perché ho sentito parlare di tutto fuorché degli atleti in gara. Ormai il linguaggio non è più quello dello sport, il Brasile è stato già condannato dal mondo occidentale prima ancora dell’inizio delle gare come se gli atleti fossero loro stessi alloggi, povertà, corruzione e cassandre delle conseguenze disastrose sull’economia di un Pese in difficoltà… e gli sportivi che fine hanno fatto in questa competizione olimpica? Dove sono i campioni che dovranno confrontarsi nelle gare? Quali sono le storie degli atleti che gareggeranno? E quali  speranze per i ragazzi che scendono in pista con il sogno di ascoltare l’inno del loro paese dal podio più alto? Che fine a fatto tutto questo? Ma io, barone Pierre de Coubertin, non mi sento sconfitto nei miei principi, tantomeno nei miei convincimenti: alle Olimpiadi non è importante il luogo in cui sei ricevuto, ma come! Ogni popolo è degno di rispetto, a prescindere dal governante del momento. Partecipare… questa è l’unica, vera, vittoria! Che gli atleti che si stanno per confrontare alle olimpiadi di Rio de Janeiro, diano una lezione di libertà, uguaglianza e fraternità – al mondo intero che li osserva – non per come sono “vestiti”, ma per il loro cuore!

@Ermete