INTERVISTA a Adriano Panatta

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A quarant’anni dall’ultima veronica sulla terra rossa di Roma la Rai ci ripropone in diretta gli Internazionali di tennis. L’ultimo italiano ad imporsi al Foro Italico è stato Adriano Panatta che proprio della volèe alta di rovescio ha fatto la sua cifra stilistica. Era il 1976 e il torneo italiano aprì un trittico da record per il tennista romano, che nello stesso anno si aggiudicò il Roland Garros (secondo italiano di sempre dopo Nicola Pietrangeli) e la Coppa Davis con la Nazionale Italiana. Campione fuori dagli schemi, sempre all’attacco, corsaro in campo come davanti ai microfoni, mai banale. Panatta rappresenta al meglio il passaggio del tennis da sport d’elite alla dimensione popolare, ma anche l’ultimo esponente di un gioco basato più su tecnica e coordinazione che sulla forza fisica.  Un talento a “rilascio graduale” come è stato definito, che, con la semplicità dei fuoriclasse ti risponde <<perché non ne avevo più voglia>> se gli domandi perché ha smesso di giocare a soli 33 anni.

Cominciamo dalla veronica. Purtroppo non se ne vedono più molte sui campi…

Il gesto tecnico è cambiato soprattutto con l’avvento delle nuove racchette. Con quelle di legno, ad esempio, il passante non poteva essere così forte ed incisivo, quindi si doveva attaccare molto di più. E poi anche la scuola, il modo di imparare a giocare, era molto diverso, più classico, tecnico e completo.

Quindi, trova il tennis di oggi più noioso?

No, è sempre divertente, solo che c’è meno fantasia e meno tempo per pensare. L’interpretazione è un po’ più meccanica e tutti i giocatori fanno più o meno lo stesso tennis. Con l’aumento della forza e della velocità si può ragionare meno per costruire il punto, perciò si è evoluta soprattutto la tecnica da fondocampo e si sono imposti i regolaristi.  Naturalmente ci sono delle eccezioni come Federer.

 Federer a parte, allora che cosa fa la differenza?

La fanno resistenza fisica e solidità mentale. Fognini non gioca peggio di Djokovic, è solo che quest’ultimo non sbaglia mai.

Dopo di lei nessun italiano si è più imposto a livello internazionale, almeno tra gli uomini. Le donne invece raccolgono successi importanti ormai da diversi anni. Ha un’idea del perché?

Perché le ragazze sono semplicemente più brave. E poi l’atletismo nel tennis femminile è meno esasperato. Certo, anche in questo caso ci sono delle eccezioni come le Williams o Maria Sharapova.

Proprio la Sharapova ha recentemente ammesso di aver fatto uso di sostante vietate. Nel tennis è sempre esistito il doping?

No, non c’è mai stato. Quarant’anni fa non c’era tutta questa ricerca farmacologica e poi l’atletismo è abbastanza recente nel tennis. Oggi è tutto regolare? Boh, non lo so.

Il 1976 è anche l’anno della Coppa Davis vinta nel Chile di Pinochet. In Italia imperversava la contestazione, così lei e Paolo Bertolucci sfidaste il regime militare,  indossando due magliette rosse per la gara di doppio. Il vostro fu un gesto eclatante anche in quel periodo di contrapposizioni, ma gli atleti di oggi raramente prendono posizione, anche in situazioni meno delicate. Secondo lei come mai?

E’ un mondo ipocrita. Basta ascoltare le dichiarazioni per rendersi conto che c’è molto perbenismo. Non dicono mai nulla, eppure gli sarà capitato di arrabbiasi o di essere in disaccordo con qualcosa, ma non lo dicono. Invece secondo me basterebbe usare i toni e le parole giuste per poter dire tutto quello che si pensa.

Da molti anni si parla di investire sullo sport di base senza che alle parole seguano i fatti. Negli scorsi giorni siamo venuti a conoscenza che per la prima volta dal dopoguerra l’aspettativa di vita degli italiani è calata. Certamente al fenomeno concorrono svariati fattori, ma non crede che tra le due cose ci possa essere una relazione?

Non so in che misura, ma sono convinto che una qualche incidenza ci sia. Finché i nostri politici non capiranno che l’attività motoria è più importante, non dico della matematica o della filosofia, ma almeno  della geografia, non andremo da nessuna parte. E’ assurdo che i nostri bambini e ragazzi non vengano adeguatamente educati all’esercizio fisico. Sotto questo aspetto siamo molto indietro  e alla lunga si vede.

#andreabarrica