Storie curiose di gente famosa

Oggi Antilia e Zefiro riportano alcune brevi e curiose storie di persone famose, perché si comprenda che il mondo è fatto di gente normale e non di celebrità. Mentre gli autori veri vivono nell’ombra e non si prendono mai sul serio, gli attori cercano disperatamente i riflettori.

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Il tenore Enrico Caruso un giorno entrò in una banca di New York per riscuotere un grosso assegno, ma non avendo con sé un documento d’identità non riuscì ad incassarlo. A un tratto, come per un’improvvisa illuminazione, egli intonò l’aria Recondite armonie dalla Tosca. E il cassiere non esitò ad effettuare l’operazione.

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Al Capone, il famigerato gangster italo-americano, sul biglietto da visita si qualificava “commerciante di mobili di seconda mano”.

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Dwight Eisenhower, generale e presidente degli Stati Uniti, mentre era all’accademia di West Point fu severamente punito per aver effettuato un ballo sfrenato, anche se ci rimediò un applauso per la sua incline naturalezza ad essere se stesso in ogni occasione.

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Napoleone Bonaparte – alla scuola militare – si classificò quarantaduesimo su 58 allievi. Affetto dalla rinominata sindrome di Napoleone, nel cercare di emergere dalla sua statura, sembra che pur di essere sempre sul podio andasse a dire di non aver mai concorso.

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Marlon Brando da piccolo era un tale irriducibile vagabondo che sua sorella Jocelyn – alla fine – fu costretta ad accompagnarlo all’asilo legato con un guinzaglio.

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“Sarebbe senza alcun dubbio bellissimo se non fosse così brutto”. Chissà se con queste parole il principe di Ligue intendeva riferirsi al più grande seduttore di tutti i tempi – Giacomo Casanova?

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Sembra che De Gaulle una volta si sentisse molto depresso e in quella occasione abbia detto: ma come si fa a governare un paese che ha 350 tipi di formaggio?!

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José Greco, uno dei più celebri danzatori di flamenco – emblema del folclore spagnolo – in realtà era nato a Montorio in provincia di Grosseto e cresciuto a Brooklyn, non si vantò mai di parlare perfettamente spagnolo, ma solo perché l’accento lo avrebbe tradito!

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Pensate, nel tentativo di realizzare la macchina del moto perpetuo, il matematico e filosofo francese Blaise Pascal, inventò la roulette.

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Durante un breve soggiorno a Milano, Paganini, mentre passeggiava per una via secondaria con il prezioso strumento sotto il braccio fu attirato da uno stuzzicante odorino di pesce che proveniva da una trattoria. Il violinista non seppe resistere alla tentazione, ma appena varcata la soglia del locale fu fermato dal proprietario che gli indicò un cartello su cui era scritto: “è vietato l’ingresso ai suonatori ambulanti”.

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Benjamin Franklin – in un primo momento – voleva che il simbolo degli Stati Uniti fosse un tacchino e non l’aquila.

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Fin da bambino la grande passione di Ettore Petrolini fu il recitare. Lo attraeva la finzione. Se si imbatteva in un funerale, per esempio, vi si accomodava; poi – pian piano – s’intrufolava tra i parenti del defunto con aria afflitta, al punto da indurre le persone ad esclamare: ma poveretto, quanto mi fa pena. Deve essere senz’altro il figlio.