Il desiderio di rinnovarsi è nell’aria di primavera

Antilia di ritorno dalla sua “Ville Lumiere” ritrova Zefiro e insieme decidono di entrare in un racconto, un sogno di prima mattina, un Eremitare in una gita fuori porta, levando il capo e lasciandosi guidare dal risveglio della primavera e liberandosi da quei pensieri che nel freddo inverno avevano trovato dimora.

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Mentre camminano lungo il viottolo di campagna e dove comincia il bosco, il mondo appare come non fosse mai stato così solenne, tanto etereo, così arioso e dorato. Dovunque trabocca l’essenza stessa del sole e della primavera, così che lo spirito vi si dissolve e ne diviene parte.

È l’ora più propizia ai profumi, prima che il calore del giorno abbia disperso i densi aromi distillati della notte appena trascorsa. Il sole sorge proprio allora dalle colline, l’aria nuova e fresca vibra appena quel tanto da risvegliare le cime degli alberi e indurle a languidi e sonnolenti scambi di confidenze. Ecco cogliere una fragranza delicata ma acuta, portata con brezza per volgersi a tramontana contro vento.

È il profumo che dapprima non si riusciva a definire, un calicanto in fiore. Il sole spuntato dagli alberi più alti ne aveva incoronato d’oro ogni bocciolo da sentirsi elettrizzati. Più oltre, attraverso un prato e grovigli di cespugli, ecco le timide viole su un letto bruno di aghi. Poco più in là un giaciglio per sederci, per raccontarci, come in un luogo ricco dove i pensieri vagano lontano come quando si è soli in una stanza prediletta.

Ecco che i faggi hanno messo le prime foglie, i rovi stanno per fiorire e le rose selvatiche sono timidamente in boccio. Ci sono bruni campi in attesa di essere seminati e corvi che vi gracchiano sopra.
Per questa primavera vorremmo che i campi fossero verdi per il povero che ha però lasciato il suo paese nativo per cercare fortuna e per noi poeti dell’anima. E così i ciliegi selvatici fioriscono rigogliosi mentre i bianchi e lievi petali se ne vanno in giro, che come coriandoli si posano sul tappeto erboso.

Sono questi i momenti in cui bisogna riflettere; come travolti da un bagliore di luce, possiamo capire le più semplici verità della vita. Dovremmo far come gli alberi e i campi: non respingere, né giudicare nessuno. Il mondo troppo spesso ci sembra freddo e inospitale, dove il bene e la felicità sembrano essere solo e faticosamente dimostrate dai libri. Eppure basta sedersi a veder calare la sera, alzare la testa e accorgersi che le stelle spuntano nell’azzurro cielo è così sorprendersi della semplicità delle cose, tanto che potremmo scoppiare a ridere del tempo regalato alla vacuità e gioire del chiacchierio che la primavera porta nel cuore.

E ora mentre tutto si riconcilia compaiono pensieri e domande:
Perché aspettare per vivere serenamente?
Perché non vivere in pace fin d’ora?
Perché non essere felice fin d’ora?
Perché non sentirsi libero fin d’ora?
Perché non iniziare a raccontarsi la verità?
Perché non trovare la forza per essere finalmente se stessi.
Perché non dire addio alle scuse?

La verità è che una vita non goduta ora è una vita non goduta da sempre; una vita non vissuta con intelligenza è una vita non vissuta con intelligenza da sempre. Il passato è passato e nessuno conosce l’avvenire, perché cercare di stare in attesa sulla strada?

Ecco perché la primavera è come l’aria pungente del mattino.