Don Chisciotte, la follia dell’eroismo


Antilia e Zefiro oggi sono Don Chisciotte, secondo una loro visione raccontano che donne e uomini incantatori possono fare tutte le stregonerie del mondo ma non riusciranno mai a privare l’uomo onesto del coraggio di essere se stesso, anche a costo di apparire un po’ folle!

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Il libro “El ingegnoso hidalgo don Quijote de la Mancha” la prima volta è stato stampato in due parti – nel 1605 e nel 1615 – e da allora pubblicato in moltissime edizioni e lingue diverse, dall’arabo al russo e perfino in coreano.

È comprensibile che questa storia (ad eccezione della Bibbia) abbia avuto più traduzioni di altri libri, perché al pari dei personaggi biblici Don Chisciotte non può essere confinato in una sola epoca o in un solo Paese. Attraverso le avventure tragicomiche il romanziere tedesco Thomas Mann, lo descrive benissimo nella sua condizione umana e anche lo definisce un simbolo della stessa umanità.

Si pensi solo che espressioni come “combattere contro i mulini a vento” o l’uso dell’aggettivo “donchisciottesco” sono entrate a far parte di quasi tutte le lingue.

Ma chi è questo eroe? Un modesto hidago (gentiluomo di campagna) che vive con un domestico e una nipote in un villaggio della Mancia, un curioso personaggio che, seppur malridotto, vende i propri terreni per comprare libri.

Alto, allampanato, con le guance scavate e i capelli grigi, passa il suo tempo a leggere storie di cavalleria: quando i cavalieri erranti giravano per i monti e per i mari soccorrendo fanciulle in pericolo, uccidendo draghi e giganti, instaurando regni di giustizia.

Letture che lo ispirano e allo stesso tempo lo rendono un po’ folle, tanto folle che Don Chisciotte sceglie l’avventura bardato di una arrugginita armatura cigolante, ricevuta in eredità dai suoi trisavoli, oltre al suo cavallo attempato e ossuto quanto lui che chiama Ronzinante.

L’istinto dell’uomo a seguire una qualsiasi stella, per fuggire la monotonia di tutti i giorni, è cosi comune che intere generazioni non solo hanno accettato la follia di Don Chisciotte come fatto comprensibile, ma hanno creduto che egli sia realmente esistito oltre la fantasia del suo inventore, Miguel de Cervantes Saavedra. Il quale dichiarò di aver creato il personaggio dopo aver letto un manoscritto inedito di uno storico arabo.
Anche se si ritiene che Don Quijote sia un personaggio che incarni perfettamente la personalità del suo autore.

Cervantes iniziò a scrivere il libro che aveva già compiuto 50 anni e, da quello che si conosce, dopo aver combattuto lui stesso contro i mulini a vento per tutta la vita.

Cercò la gloria nella battaglia di Lepanto, dove perdette l’uso della mano sinistra. Rimase prigioniero per sei anni dei pirati turchi di Algeri. La fortuna non era mai stata dalla sua parte, sia come scrittore che come funzionario pubblico e per questioni poco chiare era stato due volte in carcere, dove fu rinchiuso anche poco prima della sua morte, aveva 68 anni.

Ciò che emerge nella lettura del libro è la paura del fallimento, il disastro finanziario e il terrore del ridicolo che concorrono a far sorgere un male psico-fisico.

Accompagnato dallo scudiero Sancio Panza, il grasso contadino che cavalcava un asino, ma era tanto concreto nelle scelte quanto il suo padrone era esaltato dalla follia, diedero vita al fiasco più clamoroso “la battaglia contro i mulini a vento”.

Un giorno Don Chisciotte stava percorrendo la pianura della Mancia, quando all’improvviso vide un gruppo di mulini a vento che scambiò per giganti fuorilegge dalle lunghe braccia. Sancio gli fece osservare che erano dei semplici mulini, ma Don Chisciotte non lo prese minimamente in considerazione e, abbassata la lancia, spronò la sua cavalcatura per affrontarli.  La cigolante ruota del mulino, spinta dal vento, spezzò la lancia al cavaliere scaraventandolo a terra mentre basito diceva: “Così è la sorte in guerra e se ci penso, sono sicuro che codesta deve essere opera di un mago che ha trasformato i giganti in mulini solo per togliermi la gloria di vincerli”.

L’impavido Don Chisciotte ignorava sempre i dubbi e gli sberleffi di coloro che gli stavano attorno.

Il filosofo spagnolo José Ortega Y Gasset nelle sue “Meditazioni su Don Chisciotte”, descrive puntualmente come sia un dato di fatto che esistono uomini decisi a non ritenersi soddisfatti della realtà che li circonda. Costoro mirano a mutare il corso delle cose, per questo rifiutano di ripetere gli atti che il costume e la tradizione li costringerebbero a compiere. Sono anche questi gli eroi, perché essere se stessi significa “eroismo”.

Per un uomo che si impegna ad essere fedele a se stesso, il pericolo più grande consiste nel mettere in discussione la propria meta accettando la realtà degli altri.
Ma ad un certo punto, la totale dedizione a un sogno può trasformare una persona in un essere che per gli altri è soltanto folle. Don Chisciotte dedicò le proprie energie a raddrizzare quelli che apparivano storti: stava dalla parte degli angeli.

In fin dei conti si può perdonare la follia di chi, servendo il proprio sogno, in un certo senso serve anche l’intera umanità.


Cosa importa se quello che facciamo appare agli occhi degli altri un successo o un fallimento. Perché prendersela se qualcuno ci attribuisce il termine “donchisciottesco”, molto meglio che fingere di essere perfetti.