I Blue jeans, la loro storia in una società che cambia

“Parole scritte e Voce” di Antilia e Zefiro.

I Blue jeans continuano a essere un abbigliamento alla moda, ma rispetto a chi li indossava come simbolo di libertà, di indipendenza, di trasgressione, oggi sono diventati addirittura un modo snob di vestire. 

Ma si conosce davvero la loro storia? 

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Nel 1850, un uomo di nome Levi Strauss, emigrante bavarese di 20 anni, sbarcò a San Francisco determinato a fare fortuna nelle miniere d’oro. Portava con sè una partita di merci non deperibili, fra cui della tela scura che contava di vendere ai minatori perché ne facessero tende e coperte per i carri. 

Strauss, si accorse subito che di tende non c’era affatto bisogno, però vide che pochi avevano tute da lavoro resistenti e adatte alla dura vita dei minatori. 

Fu allora che cucì dei pantaloni e li indossò. Di lì a poco si sparse la voce che i pantaloni di Levi (da qui il nome pantaloni Levi’s) erano davvero resistenti e cominciarono a comperarli fino ad andare a ruba. A quel punto Strauss apri un negozio a San Francisco, ma rimase quasi subito senza tela e dovette ricorrere a un forte tessuto di cotone fabbricato a Nîmes, in Francia, che si chiamava “serve de Nîmes” o più semplicemente denim.

Anche se dobbiamo ricordare che i marinai genovesi, già a fine ottocento, conoscevano questo tessuto. Infatti, da tempo portavano pantaloni confezionati con una stoffa simile conosciuta con il nome gênes, parola francese che significa Genova, in seguito diventata – jeans.

Le robuste tute fabriccate da Levi Strauss, fornirono uniformi a uomini che lavoravano sui binari delle ferrovie, che governavano le mandrie, che tagliavano foreste, che lavoravano nelle piantagioni piuttosto che costruire città in quello Stato dalla bandiera a Stelle e Strisce che si andava espandendo così rapidamente.

Negli anni Cinquanta tutti i bambini indossavano normalmente i jeans per giocare, mentre gli adolescenti facevano pressione su genitori e insegnanti per portarli anche a scuola.

Nel corso di questa escalation i jeans divennero il simbolo della sfida all’autorità, all’oppressione familiare e politica, raramente reale, spesso immaginaria. Indossarli significava essere contestatori. 

Infatti, all’inizio degli anni ‘60, i partecipanti alle marce per la difesa dei diritti civili, i giovani che urlavano ai concerti dei Beatles, gli attivisti che protestavano contro la guerra, gli hippies e i contestatori universitari dei jeans ne fecero una cosa loro. Una generazione trasgressiva e convinta di appartenere a quel mondo solo se indossava i jeans. Jeans diventati quasi l’abito di un pensiero che hanno accompagnato altre generazioni, da quelle della contestazione politica, sociale, e alle femministe. 

In questa atmosfera rivoluzionaria i jeans furono scoperti dalla moda e ai tipici classici tutti uguali, con tasche multiple e doppia cucitura, furono introdotti modelli confezionati in tessuti più leggeri e colorati. I giovani ribelli però continuarono a indossare solo gli originali, come fossero non solo una seconda pelle, ma l’espressione della loro irrequietezza.

E contrariamente ad oggi, dove si vedono jeans “colabrodo” e “sfilacciati”, un tempo se si rompevano si mettevano delle pezze e se sbiadivano era un altro modo per snobbare il mondo del consumismo e delle differenze di classe.

Oggi, invece, per sbiadire i blue jeans si candeggiano e se il candeggio li rovina creando buchi nel tessuto, diventa moda.

Ora i jeans sono davvero entrati nell’alta moda, ma certo non rappresentano più dichiarazioni di trasgressione e indipendenza dal consumismo.

Il tempo dei jeans, siano essi vecchi o nuovi, elaborati o semplici, non tramonterà mai. I jeans sono riusciti là dove gli uomini di Stato hanno fallito: gli abitanti di questo tormentato pianeta si sono trovati d’accordo almeno nel dare la loro preferenza agli stessi pantaloni. 

Al punto che li indossano i poveracci e la principessa Anna d’Inghilterra li portava mentre si faceva accorciare i capelli il giorno delle nozze, mentre Gianni Agnelli se li godeva nei suoi momenti di relax a Portofino.