Hitchcock: invidia, malvagità e perfidia è ciò che piace alla gente

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“Parole scritte e Voce” di Antilia e Zefiro

Si chiama Alfred Hitchcock ed è il regista che ha “fabbricato” i più bei film  che tengono il fiato sospeso.

Spesso, quando architettava un film, per Hitchcock le settimane erano tutte di sette giorni lavorativi, mai una pausa e con la collaborazione di un solo scrittore, per ottenere quella trama ben congegnata e un dialogo scintillante che il pubblico si aspettava da lui.

Molti registi iniziano a girare il film anche quando la sceneggiatura è incompleta, improvvisando le scene man mano che il lavoro procede, ma nei suoi film ogni particolare deve essere  pensato e costruito in anticipo. Come egli stesso disse “Se facessi qualche cambiamento davanti alla macchina da presa, potrei trovarmi ad aver disfatto senza volerlo, tutto il lavoro”. La trama deve contenere una ragione plausibile per gli intrighi, la malvagità, la violenza fisica e la perfidia che il pubblico tanto apprezza.

Nei suoi film ci deve essere sempre qualcosa che interessa ai “cattivi”, come gioielli, denaro o quel quid che nei film di spionaggio viene definito con il termine di “piani“.

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E a proposito dei “piani” ricordiamo una cosa strana che capitò al regista nel film Notorius La trama del film vedeva Ingrid Bergman e un Cary Grant atto ad inseguire una banda di contrabbandieri nell’America del Sud in tempo di guerra, e doveva terminare in una scena dove Grant, chiuso in una cantina, faceva cadere una bottiglia e scopriva che non conteneva vino ma…e qui entravano in scena i piani. La sua fantasia e originalità lo portò a chiedersi perchè non fare bottiglie che contengono uranio destinato a servire al nemico per la fabbricazione di una bomba atomica?

Ed è cosi che Hitchcock chiese al premio nobel per la fisica, Robert Millikan “Qualcuno ha fabbricato una bomba atomica e quanto questa potrebbe essere grossa?” Millikan impallidì e disse ” Dio mio, volete farvi arrestare?” spiegandogli anche che non era possibile pensare ad una bottiglia.

Hitchcock però considerò la possibilità come una realtà vicina e che poteva servire ai “piani”, così congenò la trama tutto attorno ad una bottiglia di uranio. Tutto questo accadeva prima che la bomba atomica esplodesse a Hiroshima.

Ma qual’è il segreto della carriera di Hitchcock?

Sembra che tutto possa essere ricondotto ai suoi primi anni di vita. Era nato in Inghilterra, suo padre era un commerciante di polli che un giorno, quando Alfred aveva solo cinque anni, gli diede un biglietto con l’ordine di portarlo al commissario di polizia. Il quale dopo averlo letto lo mise in una cella,lo chiuse dentro e disse “Tuo padre vuole che ti faccia vedere cosa accade ai bambini cattivi“. Di li la sua paura ai poliziotti, il rispetto per la legge nella vita privata…e tanto dedito allo spionaggio e agli intrighi a quella professione.

Da giovane, dapprima entrò nella scuola dei gesuiti, poi studiò scienze e ingegneria all’Univerrsità di Londra.

A 20 anni fece domanda di entrare alla Paramount che aveva aperto una filiale a Londra e il suo talento venne presto riconosciuto. Tra i suoi primi film prodotti in Inghilterra ci fu: Il Club dei 39, The Lady Vanishes. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti.

Hitchcock prendeva le idee dei suoi film da fonti più svariate. Caccia al ladro era tratto da un film giallo, La finestra sul cortile da un racconto di una rivista che girava ad Hollywood da anni senza successo. Ma lui era in grado di trasformare ogni cosa con un tocco geniale, dove ogni situazione, anche la più drammatica veniva poi alleviata da un intervallo di risate.

Un giorno raccontò ad una rivista, che aveva avuto un’idea magnifica, si trattava di una scena dove un arabo dalla pelle scura fuggiva in mezzo alla gente. Ad un tratto l’arabo cadde tra le braccia dell’eroe del film, e solo allora si vedeva che aveva un pugnale conficcato sulla schiena. E mentre l’eroe toccava il viso del morente, le mani gli si macchiano e si capisce che l’uomo era un europeo travestito da arabo, tutto ben descritto in “L’uomo che sapeva troppo“.

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A metà degli anni ’50 Hitchcock intraprende anche un’altra attività, anche se marginale. In un programma televisivo settimanale presentò personalmente un breve dramma giallo accompagnato da commenti sarcastici ed imprevedibili che fossero mai stati ascoltati sulle onde radio. Una volta annunciò uno slogan commerciale dicendo “Adesso la ditta che offre questo programma desidera farvi una comunicazione importante. Non occorre che vi dica per chi è importante“; un’altra volta ancora “Il tempo è importante nella televisione. Lo comperiamo. Lo impieghiamo: dobbiamo cominciare in tempo per finire in tempo. E, appropriatamente, ogni tanto lo ammazziamo” e aggiunse “Alludo, naturalmente ai miei penosi sforzi, non certo all’importante annunzio che segue“.

Quando i suoi amici gli chiedevano perchè conducesse una vita così strenua…mentre molti al suo posto avrebbero risposto con una frase pretenziosa come “per l’amore dell’arte o cose simili”, lui rispondeva con aria sarcastica “mi piace far quattrini“.

Hitchcock nei suoi film non fece altro che rappresentare ciò che diverse persone amano vedere e così manifestare una certa accidia, abbandonandosi al più torvo cinismo inseguendo nella realtà il proprio esclusivo piacere.