Vado sulla luna con l’idrovolante a incornare la muleta e torno

 

Il risultato di queste elezioni europee ci racconterà lo stato di salute economica dei cittadini italiani.

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Va da sé che per le persone falcidiate dalla crisi, l’Europa è un po’ il toro e la muleta, mentre per chi gode ancora degli antichi fasti del benessere è come difendere le mura del castello. Se poi andiamo a vedere le intenzioni di voto degli italiani, sembra che il rosso sia un colore che ha talmente deluso da incornarlo perfino con lo sguardo da parte di chi si è sentito abbandonato dal sistema.

E, convinto che nulla tornerà nelle sue tasche, di ciò che ha perso in potere d’acquisto, oltre ai diritti sociali, carica qualsiasi cosa gli ricordi la sinistra radical chic e forse anche solo radical, cui tira le pietre come nella nota canzone di Antoine.

Capire quanti sono gli impoveriti e quanti sono ricchi o diventati tali con la crisi lo sapremo sola stasera già a partire dalle 23, quando i giornalisti inizieranno la notte elettorale raccontandoci tutto quello che già conoscevano da ore. Quello che però sappiamo già in queste ore è che l’affluenza a livello nazionale è ai livelli del 2014, ma nelle grandi città è calata in modo impressionante. Sono dati provvisori che potrebbero cambiare da un momento all’altro, ma se dovessero essere confermati avremmo già una fotografia chiara: la provincia determinerà l’esito di queste europee, non le grandi città (cioè, tendenzialmente, le roccaforti del benessere, laddove generalmente si concentra il voto progressista).

Ora, gli italiani il 4 marzo dell’anno scorso hanno raccontato tutta la loro rabbia esprimendosi col voto, ma senza aspettarsi nulla; tant’è che dagli ultimi sondaggi sembrano voler replicare il loro “andate al Diavolo!”. L’invito venne rivolto principalmente a quella pseudo-sinistra liberal del Paese cui viene imputato l’impoverimento e il costo di una crisi che sembra non cessare.

In effetti, aprire una seppur minima attività e chiedere un prestito è come andare sulla luna con un idrovolante, e queste sono le conseguenze di una commistione di interessi e poteri che hanno ammazzato il toro con un colpo preciso di spadino mentre, poveraccio, sbuffava inferocito contro la muleta.

Ancora qualche ora e sapremo tutto su una storia che, rispetto alle altre volte, davvero segnerà la parola fine di un epoca per iniziarne un’altra. 

Oppure ci continuerà a raccontare di quei gattopardi che non moriranno mai nei nostri cuori.