Una vita spesa per diventare ex



Rivedendo come in un filmato la mia vita mi sono reso conto di quanta fatica ho impiegato per raggiungere una metà, senza accontentarmi mai. Infatti, non appena raggiunta, mi buttavo a capofitto sul l’obiettivo di raggiungere quella successiva.
Fu un po’ come saltare da una pietra all’altra per superare un ruscello impetuoso con il timore di cadere, e nonostante ciò, restare sempre proiettato in avanti, così da poter atterrare al ciottolo successivo.

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Era così non solo nel lavoro, ma anche con le donne. Ineffabilmente, riuscivo in ufficio (per meriti e bravura, intendiamoci), sia in affari “di cuore” (o di mutanda), perché magari, oltre al posto, gli portavo via anche la ragazza. Ma non appena riuscita l’impresa, la noia sopraggiungeva inesorabilmente: mi stancavo precipitosamente sia della posizione raggiunta che della ragazza, perché l’ambizione a mirare “oltre”, sempre più in alto e più in su mi divorava.

Allora, ecco che, lo sguardo si volgeva ai piani alti, dove c’erano i capi e le segretarie bellissime e elegantissime, indubitabilmente molto più intriganti dell’ex mia e del mio ex collega. Qui di, di ex in ex, sono passato dall’essere studente a impiegato e da questo a funzionario per poi ritrovarmi dirigente mentre parallelamente da Lucia passai a Barbara da questa a Laura (la ex del collega) e, infine, alla dirigente che parlava francese e vestiva Chanel.
Ex diventava la tua vecchia auto e la casa che ti aveva lasciato la nonna con tutti i suoi ricordi, perché ai preferito trasferirti nell’attico col terrazzo pensile più adatto al tuo nuovo status sociale.

Fu solo quando incontrai Brigitte che scaturì l’idea di mettere in cantiere una bambina che avesse gli stessi occhi azzurri come il cielo della mamma. La stessa mamma che, presto o tardi divento ex, perché mentre era lì intenta a crescere tua figlia, tu eri in giro per il mondo, avendo ormai sostituito i ciottoli del fiume impetuoso con Paesi di altri continenti, con la convinzione che più si saltasse da uno Stato all’altro, e più si sarebbe accumulato prestigio.

Poi, un giorno, quando pensavi di aver toccato la vetta da dove poter osservare gli inganni che gli uomini praticavano su altri uomini per fottergli lavoro e moglie, esattamente come facevi tu, hai avuto un‘ illuminazione, pensando a come tutto sia stato inutile perché presto o tardi qualcun altro ti avrebbe sostituito nel ruolo così pericolosamente conquistato nella scala sociale.

Quando diventi ex è sempre una sorpresa, pensi che a te non tocchi mai, pensi al tuo ruolo come supervisore della vita altrui all’infinito; invece, anche tu, da un momento all’altro, sei ex. Solo allora capisci quanto poco sono valsa la pena le ansie e le bramosie che hai vissuto tra un ciottolo scivoloso e l’altro, un Paese e l’altro, sempre in bilico tra un momento di piacere e l’altro, senza mai essere felice.

Ma questa è la storia del mondo raccontata da chi è in vita, come me; un’esistenza che sei ancora in tempo a cambiare perché anche qualora la vita diventasse “ex”, che piffero ti importa se qualcuno ti fa un monumento oppure se buttano le tue ceneri in mare, visto che non puoi partecipare alla festa?! Già…la tua festa! Solo che non ci sei, non puoi assistere alla celebrazione di tutte le cose inutili che hai fatto.

Tutto quello che rimane è il vagabondo che hai sempre desiderato essere e non sei stato perché preso a desiderare le ex cose futili che hai rincorso tra un ciottolo all’altro di una vita che, in fondo, non ti calzava a pieno. Proprio come un abito che ti ostini a indossare, anche se non ti rispecchia. Ecco una vita vissuta che non è stata propriamente la tua.