Una polizia digitale europea a tutela della libertà dei social



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Tutte le persone che nella vita non ci hanno mai messo la faccia, per paura di prendere un pugno sul muso, oggi hanno trovato nella rete un universo dove poter “delinquere” indisturbati e sotto mentite spoglie, per impuzzolire con il loro fetido alito digitale una invenzione così utile all’informazione, alla scienza e alla possibilità di far dialogare le persone più diverse che vivono agli antipodi del mondo.

Facebook, dopo i fatti ultimi che hanno svelato il tallone di Achille di un impero economico che non aveva certo bisogno di uno scandalo dove schedare, con riservatezza e rigore, tutti i suoi iscritti e pretendere che vengano aggiornati i dati tutti gli anni, perché possano partecipare al suo gioco universale solo se passati al setaccio da un controspionaggio digitale come la STASI d’altri tempi.

Ma perché le mamme si devono vietare di essere orgogliose dei propri figli e postare le loro immagini su Instagram o commentare una gita al mare su Facebook per paura dell’orco sempre in agguato nella vita che rintraccia i loro dati con la stessa facilità con cui si ruba la caramella ad un bambino? O magari il ladro che rintraccia il loro indirizzo spacciandosi amico di amici e svuotandogli casa!

Tanto è facile partecipare alla famiglia universale della rete, per quanto deve essere controllabile chi vi entra, magari apponendo la propria impronta digitale. I profili falsi, una volta individuati non vanno cacciati, ma appesi nella pubblica piazza digitale perché possano essere riconosciuti, oltre ad essere multati e interdetti a vita da uno speciale corpo di polizia internazionale.

Ecco, in questo caso l’Europa potrebbe darsi le prime regole condivise, dopo l’Euro,  con una task force specifica europea che possa tutelare tutte quelle persone perbene che desiderano calpestare il palcoscenico della vita digitale raccogliendone gli applausi di ultima generazione (i like).

Lasciare liberi, come lo sono, tutti quei cittadini che, ci mettono la faccia nell’esporre le loro passioni letterarie e artistiche capaci di far relazionare le persone che si nutrono di spontaneità. Donne, uomini, ragazzi e anziani che dei social oramai ne hanno fatto una ragione di vita; peraltro, molti ci hanno trovato un lavoro e soprattutto una vetrina dove mettere in mostra talenti che rimarrebbero sconosciuti.

E tutto questo lo vogliamo ridicolizzare per quei vigliacchi che starnazzano come dementi arrecando più danni di quello che immaginiamo a persone fragili che si isolano fino al punto di diventare Hikikomori? Il bullismo digitare è ancora agli albori e deve trovarci pronti a combatterlo con ogni mezzo legale possibile.